PEROTTI: "Dobbiamo abituarci a vincere. Ho bisogno di essere al 100% per fare quello che mi piace” (VIDEO)

Interviste AS Roma
giovedì, 06 dicembre 2018 alle 23:05
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AS ROMA MATCH PROGRAM (F. VIOLA) - Domenica 2 dicembre, Roma-Inter: al minuto ’77 viene richiamato in panchina Nicolò Zaniolo, al suo posto entra Diego Perotti. Una data che non dimenticherà facilmente l’attaccante argentino. Data che significa 100 presenze con la maglia della Roma e il rientro in campo dopo 70 giorni. Diego Perotti si lascia alle spalle un periodo non facile, ma ha idee chiare sulla strada da percorrere nei prossimi mesi.
Partiamo dalla fine e dalle cose positive: contro l’Inter hai raggiunto le 100 presenze con la maglia della Roma. Cosa significa il raggiungimento di questo traguardo?
È veramente un onore, lo aspettavo. Lo sapevo già prima della partita contro Bologna, mi mancavano un paio partite per arrivare a quota 100. Poi, purtroppo, mi sono fatto male e non vedevo l’ora di tornare. Sia per aiutare la squadra, ma anche per raggiungere questo obiettivo che per me è importante. Questa è una squadra grandissima e aver raggiunto un numero così alto di presenze, nonostante ne abbia perse tante, è una cosa che porterò sempre con me. Mi fa tanto piacere.

Per te un onore, per noi un piacere ❤️

Le ? presenze in giallorosso di @D_10Perotti e molto altro nel #MatchPreview di #CagliariRoma

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— Roma TV (@romatv) December 6, 2018

A proposito della sfida con l’Inter: la squadra ha fatto una buona prestazione contro una rivale diretta per la corsa alla Champions League.
È stata una prestazione molto positiva, prima di tutto perché non siamo arrivati benissimo alla sfida, e poi ci siamo trovati due volte sotto di un gol. Quest’anno ci ha spesso penalizzato andare in svantaggio, spesso non abbiamo avuto la forza di ribaltare il risultato. In questa occasione invece anche se è capitato due volte, ci siamo riusciti. Insomma, c’è stata una piccola crescita importante per le partite che ci aspettano e per puntare al nostro obiettivo finale di arrivare in Champions League.
Una prestazione a cui bisogna dare continuità, come ha detto Di Francesco?
Sì, la continuità è fondamentale, l'ho sempre detto, nulla di nuovo. Nelle partite in cui abbiamo perso punti, erano quelle gare in cui a priori sembrava più facile vincere. Poi ti trovi davanti a squadra che si chiude, una formazione di quelle cosiddette piccole, senza alcuna mancanza di rispetto, che lottano per non retrocedere. Quello che non deve accadere sabato a Cagliari.
Contro l’Inter è entrato nel corso della ripresa, dopo 70 giorni dall’ultima partita giocata: che sensazioni ha avuto?
Non vedevo l’ora di entrare, ma sapevo che le mie condizioni fisiche non erano ottime. Puoi allenarti benissimo, fare 200 km in bike, puoi nuotare 1000 metri, ma non è lo stesso. La partita ti cambia l’aria. Ho fatto mezz’ora di riscaldamento prima di entrare, ma alla prima palla che ho toccato l’aria è andata via, l’ossigeno non c’era più. Non era una questione di voglia, io volevo rincorrere tutti, prendere palla e aiutare a vincere, ma il corpo si deve adattare dopo tutto il tempo che sono stato fermo. Ho bisogno di essere in condizione per fare la differenza; ci sono giocatori che da fermi possono fare una giocata, io ho bisogno di correre, delle mie gambe, di essere al 100% per poter fare quello che mi piace.
Una stagione che di fatto inizia adesso: può essere un’arma in più a disposizione di Di Francesco?
Speriamo che il mio rientro e anche quello di Pastore possano dare a Di Francesco e tutta la squadra una mano. Soprattutto in questo periodo che qualche mio compagno si è infortunato, il nostro rientro spero e mi auguro che sia positivo. Andare allo stadio, vedere i compagni e poi non giocare è dura. La gente pensa che se sei infortunato stai a casa ed è come essere in vacanza; essere infortunato significa doppio lavoro, arrivare prima della squadra e andare via dopo, è noioso e non c’è niente di bello. È la cosa peggiore che possa capitare ad un giocatore. Io sono stato tanto tempo fermo e non vedevo l’ora di sentire di nuovo di tifosi.
Contro l’Inter si è messo in mostra, ancora una volta, Zaniolo. L'ha sorpresa?
Quando sei nel mondo del calcio, quando vedi un giovane ti rendi subito conto di come un giocatore può diventare. Poi è vero che a volte alcuni giocatori giovani cominciano bene e poi non rendono come si pensava. Quando ho visto Nicolò mi ha subito colpito, per il suo fisico e poi i mancini mi sono sempre piaciuti, sono diversi. Si vede come prende palla e come si muove.
È molto giovane: da giocatore più esperto, che consiglio si sente di dargli?
Unica cosa che posso digli è di godersi questo momento, ha giocato poco ma sono stata le partite più belle che abbiamo fatto. Ha fatto qualcosa di buono, ancora nulla rispetto a quello che mi aspetto da lui, io da compagno. Si vede che è un ragazzo umile che si allena bene, ha la testa giusta e spero continui con questa crescita perché sarebbe importante per noi.
In questi mesi la Roma è andata avanti tra alti e bassi. Lei, che comunque hai vissuto lo spogliatoio in questo periodo, che spiegazione si è dato?
Non trovo una risposta concreta a quanto accaduto, penso che le partite che ti condannano siano quelle contro le cosiddette piccole. Sono gare che la Roma deve assolutamente vincere, non possiamo pensare di fare altro. Soprattutto vogliamo vincere uno scudetto che la Juve sembra aver blindato. Nessuna partita è facile e contro le grandi squadre abbiamo sempre fatto buone prestazioni. Il nostro sbaglio è stato non affrontare in modo giusto alcune partite.
In Champions League, invece, è arrivata la qualificazione agli ottavi con una giornata di anticipo.
Il percorso in Champions è stato molto positivo anche se non siamo arrivati primi, ma abbiamo davanti una delle candidate a vincere la Champions. Ci poteva stare di non arrivare al primo posto. Nell’ultima gara contro il Real nel primo tempo abbiamo fatto meglio di loro, abbiamo avuto un paio di situazioni che avrebbero potuto cambiare la partita. Poi noi abbiamo sbagliato e loro ne hanno approfittato segnando nella ripresa. Dobbiamo andare a Plezen a vincere, anche se non conta, anche se siamo già classificati. Dobbiamo abituarci a vincere.
Sabato la sfida con il Cagliari, che sta andando bene, ma che non vince da più di un mese.
Mi aspetto una gara simile a quella di Udine, non sarà facile. Il Cagliari è in difficoltà, e deve fare punti per non retrocedere. Non dobbiamo pensare che loro non vincono, le partite vanno vinte sul campo. Dobbiamo avere la certezza che quello che abbiamo fatto contro l’Inter è positivo, una buona base di partenza. Dobbiamo fare il nostro lavoro al 100% e trovare continuità.
Prima della pausa invernale, la Roma è attesa da un ciclo di 5 partite di campionato in 21 giorni. Quanto sarà importante cambiare marcia per accorciare le distanze dalla zona Champions League? La Roma è nelle condizione di non poter più sbagliare…
Si dice sempre che non possiamo sbagliare mai. Sono tutte partite importanti, ci sono altri cinque mesi da giocare. Dobbiamo affrontare ogni partita come l’Inter e il primo tempo del Real. Non dobbiamo pensare a fare bene in una sola partita… dobbiamo crederci, dobbiamo abituarci a vincere. Sicuramente queste cinque partite prima della sosta sono fondamentali perché purtroppo siamo lontani dal nostro obiettivo e dobbiamo raggiungerlo.

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