Una gestione troppo provinciale per poter competere con le grandi del calcio

La penna degli Altri
mercoledì, 12 gennaio 2011 alle 7:48
IL TEMPO (T. CARMELLINI) - Si è lavorato in direzione della «pace» ieri all'interno delle mura tremolanti di Trigoria dove una serie infinita di riunioni hanno tentato di riportare un po' di equilibrio in una società che sembra non avere più ne testa ne coda.
Nel tutti contro tutti degli ultimi mesi, non poteva mancare l'ennesimo capitolo Totti arrivato stavolta suo malgrado, proprio a ridosso della chiusura del girone d'andata. Galeotto il cambio a tre minuti dalla fine del capitano giallorosso da parte di un Ranieri che forse in quel momento aveva perso la lucidità necessaria. Un errore, palese che lo stesso tecnico subito dopo la gara si è apprestato a spiegare come non si fosse accorto dello scorrere dei minuti. Un cambio che non avrebbe dovuto fare per mille motivi e del quale ieri si è scusato con il giocatore: ma non perché si trattava di Totti, perché era sbagliato e basta. Insomma il caso si sarebbe potuto chiudere con un semplice colloquio tra l'allenatore e quello che è il giocatore più rappresentativo della squadra: tutto questo se la Roma fosse una società normale, dove ci si parla e ci si confronta con un unico obiettivo.
Purtroppo così non è... o almeno non lo è al momento. Così ieri a Trigoria è piombata Rosella Sensi, il presidente della Roma, che ha indetto una serie infinita di riunioni (tutte quelle che non ha fatto negli ultimi mesi): prima con Vito Scala (uomo di riferimento di capitan Totti), poi con i dirigenti Montali, Conti e Pradè, quindi con il tecnico Ranieri. Poi, una volta tornata a casa la Sensi (attorno all'ora di pranzo), le riunioni sono continuate con Montali che ha cercato di tenere uniti i pezzi di un puzzle che sembra assemblato da uno psicopatico. La sensazione è che ognuno vada per conto suo e la questione che poteva rivelarsi piuttosto semplice da gestire, si è invece trasformata in una sorta di telenovela nazional-popolare. Totti è stato chiaro chiedendo alla società di capire se è o meno ancora al centro del progetto giallorosso come detto dallo stesso Ranieri fino a due giorni fa. È evidente la volontà del capitano giallorosso di giocare, di essere considerato un titolare se non più almeno al pari degli altri. Legittimo. Altrettanto chiara la risposta della società e di tutta la dirigenza che non ha nessun interesse ad alimentare un caso che dovrebbe già esser stato chiuso: Totti è la Roma come sostenuto più volte anche da Ranieri.
Concetto ribadito dal comunicato del presidente arrivato in serata sul sito ufficale del club: «Comprendo la tristezza di chi non vede la Roma nelle posizioni di classifica che le competono - ha detto la Sensi - ma non giustifico atteggiamenti autolesionistici da parte di nessuno. A Totti, che indico come il numero uno tra quanti hanno avuto l'onore di vestire questa maglia, dico che più di ogni altro è stato messo al centro del nostro progetto per farne in futuro, il più tardi possibile, un dirigente di riferimento. Dico quindi al mio capitano, anche se la famiglia Sensi presto lascerà la Roma, di pensare alla responsabilità che insieme ci siamo presi nei confronti di una tifoseria, di una città: la nostra». Belle parole! Il problema è che alle parole, ultimamente non sempre sono seguiti i fatti e al capitano a Genova, tanto per fare un esempio, Ranieri ha preferito un Borriello con una spalla lussata. Fin qui sarebbe anche tutto regolare, se non ci fossero state quelle famose dichiarazioni di «centralità» del tecnico: sembra una presa in giro. Il capitano prova a spiegarla, così come tenta di far capire a cosa si riferiva quando parlava di tristezza a Trigoria.
«Un po' mi è dispiaciuto entrare a quattro minuti dalla fine - ha detto Totti lasciando il centro sportivo giallorosso - era come se perdessimo tempo. Ma accetto questo, accetto la panchina, di giocare, accetto tutto, sono a completa disposizione della società e del mister. La mia tristezza di questi giorni - continua - è dovuta al non riuscire a dare in ogni momento il massimo contributo per raggiungere i risultati che tutti noi desideriamo. Non è rivolta a nessuno, tanto meno all'allenatore, alle cui decisioni tecniche mi sono sempre attenuto con massima disponibilità, ne a dirigenti o compagni. Semplicemente sono triste perché questa rosa deve ambire assolutamente ai massimi risultati. Questo è il nostro comune obiettivo. E comunque, il capitano non ammaina mai la bandiera». Prova a essere sereno, almeno sul presente, perché il futuro è un'altra cosa e si vedrà: chiaro chi tra lui e Ranieri resterà a fine anno. La risposta alla domanda su un domani lontano da Roma spiega come la crisi sia tutt'altro che alle spalle. «Pensiamo ad adesso, poi si vedrà». Domani un altro giorno... sempre!

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