Testa, rosa e arbitri: i problemi sono tanti ma Gasperini ci crede

La penna degli Altri
martedì, 17 marzo 2026 alle 6:54
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Sconfitta identitaria. Perché si può perdere ma non smarrire la propria individualità. E invece a Como, oltre al quarto posto, la Roma ha perso la sua unicità, quella tipica delle squadre di Gasperini che la partita non la subiscono ma l'aggrediscono. Domenica non è stato così. In città è iniziato il toto-spiegazioni. Ognuno ha la sua tesi: stanchezza mentale, contraccolpo psicologico al gol di Gatti, flessione atletica, errori arbitrali, le inedite difficoltà difensive, gli infortuni concentrati in attacco, il gruppo storico che "oltre un certo punto non va" (cit.), il mercato di gennaio insufficiente e/o alcuni casi medici gestiti male. Chiunque pensa di conoscere il motivo di un calo evidente che ha portato nelle ultime 10 gare la Roma a vincerne soltanto due. L'allenatore anche domenica ha provato a fare muro, difendendo il gruppo. Basterebbe analizzare quanto accaduto nelle ultime tre gare di campionato contro Juve, Genoa e Como. Gli allenatori avversari sono riusciti sempre a cambiare la partita in corsa grazie alle sostituzioni. Spalletti inserendo Zhegrova, Boga, De Rossi puntando su Malinovskyi, Colombo e Vitinha; Fabregas facendo entrare Diao, Douvikas, Perrone e Rodriguez. Senza contare che domenica a Reggio Emilia il Bologna, rispetto al match del Dall'Ara di Europa League contro i giallorossi, ha schierato otto undicesimi diversi sostituendo tre attaccanti. E Gasp? Al Sinigaglia ha rispolverato dal 1' il desaparecido El Shaarawy per poi giocarsi la carta dell'acerbo Vaz, lasciando in panchina Zaragoza e il baby Venturino. La differenza è sotto gli occhi di tutti, soprattutto per un allenatore che in avanti è sempre stato abituato a ruotare il tridente a disposizione. Come se ne esce? Innanzitutto limitando i danni. La Roma deve uscire indenne giovedì dal ritorno di Europa League e poi superare il Lecce domenica. La sosta che ne seguirà sarà benedetta. Perché permetterà di recuperare Soulé e aspettare con meno ansia Dybala. Ma soprattutto consentirà di migliorare la condizione approssimativa di alcuni interpreti che hanno il fiato corto e provare a ripartire. Se novembre e marzo sono i mesi peggiori per Gasperini, i finali di stagione sono sempre in crescendo. Nonostante la brusca frenata ci sono ancora 9 partite di campionato e una coppa da giocare. Non poche, a patto di ritrovare al più presto la vera Roma.
(Il Messaggero)

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