Roma, operazione aggancio

La penna degli Altri
sabato, 08 dicembre 2012 alle 9:10
IL MESSAGGERO (U. TRANI) - «La partita più vicina è sempre quella decisiva». Zdenek Zeman resta se stesso, anche se questa sfida gli appartiene più di altre. Da esteta. La Fiorentina gioca al calcio come fa la sua Roma. Evento, dunque, da non perdere e quanto pare la gente si fida: l’Olimpico tornerà ad accogliere almeno 50.000 spettatori
Il bello è nella sfida tra i due tecnici, più di qualsiasi amarcord legato agli ex, da Aquilani a Toni. Vincenzo Montella fa parte della storia della Roma. Pure per il boemo che lo avrebbe voluto centravanti giallorosso, ma Franco Sensi lo prese, nel ’99, quando l’allenatore di Praga era appena andato via da Trigoria. «
Mi piace perché è attaccante anche ora che sta in panchina. Il suo calcio è propositivo, anch’io lo preferisco così».
Montella era stato scelto prima di Zeman, la scorsa estate, e l’accordo sfumato per incompatibilità di vedute ha certificato la situazione attuale. Zdenek lo sa. «E la cosa non mi dà fastidio. Almeno cento sono gli aspiranti per il posto su questa panchina. Io sono felice di aver avuto l’incarico». Al collega che torna da avversario dà, con eleganza e affetto, il benvenuto. Lo prende per mano e lo invita sul palcoscenico. «Non è una sorpresa, lo seguo dall’anno scorso: a Firenze, anche se con interpreti differenti, sta ripetendo lo stesso copione di Catania. La Fiorentina è squadra attiva in campo. Ho studiato il suo metodo. Ho visto tanti gol su palla inattiva e tanti altri pericoli che non sono finiti in gol. E’ da temere per questo, oltre che sul gioco normale».
La Fiorentina è avanti 3 punti, la Roma ha la chance per riprenderla. «Mancano tante partite, anche le prossime saranno importanti. Pure se loro sono in vantaggio, siamo alla pari. Per il gioco. Le statistiche, a prescindere dai risultati, dicono che loro per tredici volte sono stati superiori all’avversario. Puntano sul possesso palla e sugli esterni che attaccano. Toni li aiuta in area, mentre con Jovetic, non essendo un punto di riferimento, sono sicuramente diversi da affrontare. Alla fine, però, il loro modo di fare è quello. Giocano bene».
Zeman non scopre le sue mosse, anche perché non dà mai indicazioni sulla formazione (deve scegliere il portiere e il tridente, con Stekelenburg e Lamela di nuovo a disposizione), ma sa come affrontare il 3-5-2: «Siamo abituati a giocare contro due esterni. Speriamo di riuscire a contenerli e a ripartire. Contro la difesa a tre, gli attaccanti devono partire larghi ed entrare in mezzo». Cerca il poker, come nel ’98: «Vincere significa avanzare in classifica e acquistare convinzione. La Roma può crescere. Dipende dalla voglia di migliorarsi. Di non essere soddisfatti. Perchè non si è fatto nulla finora
».

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