Roma, cessioni di mercato

La penna degli Altri
lunedì, 30 maggio 2016 alle 11:20
sabatini
IL MESSAGGERO (S. CARINA) - Un giorno Pjanic, un altro Nainggolan. Poi entra in scena Ruediger, senza dimenticare Dzeko e Manolas. Non trascorre un giorno che l'altalena delle possibili cessioni catalizza l'attenzione del mercato della Roma. Una tendenza che a fatica viene digerita tra i tifosi giallorossi e indispettisce all'interno di Trigoria dove si rimarca con insistenza e orgoglio gli acquisti di Alisson e Gerson. Paradossalmente averli presi con largo anticipo (rispettivamente a novembre e gennaio), già li ha fatti scivolare nel dimenticatoio mediatico e popolare. Senza contare che nel frattempo alcune carte in tavola sono cambiate. Non nel valore degli interpreti ma nell'immaginario collettivo. Ad esempio: nonostante Alisson sia il portiere della Seleçao, Spalletti spinge per avere Szczesny (al quale la Roma dovrebbe però pagare l'ingaggio per intero e non limitarsi ai 2,5 milioni lordi come nell'ultima stagione). Quindi, se verrà accontentato Lucio, Alisson potrebbe essere girato in prestito (in pole la Fiorentina). Per Gerson il discorso è diverso. Probabilmente l'atteggiamento tiepido nei confronti di uno dei migliori talenti del Sudamerica è dovuto al comportamento del padre che non ha attirato sul figlio molte simpatie. Prima il voltafaccia a gennaio quando, anziché andare in prestito al Frosinone, è tornato in Brasile (non liberando così per giugno un posto da extracomunitario). E anche ultimamente, il buon Marcao non perde occasione per alimentare dubbi («Potrebbe rimanere qui sino a dicembre») nonostante la Roma attenda Gerson in ritiro.
ASPETTANDO PALLOTTA - Se a questo quadro si aggiunge la posizione anomala di Sabatini che prima dice di voler andar via, poi fa trapelare attraverso canali amici di averci ripensato e una settimana dopo si viene invece a sapere che non più tardi di 10 giorni fa ha incontrato Donadoni (a casa del tecnico) insieme con Fenucci e Di Vaio, vien da sé come un minimo di perplessità sia comprensibile. Anche perché, premesso che il calendario recita 30 maggio e ogni giudizio sul mercato sarebbe stupido e inutile, è giusto ricordare come, mai come quest'anno, questo si dividerà in tre fasi. La prima avrà termine il 30 giugno, quando il club presenterà il bilancio che dovrà essere in linea con i parametri imposti dal Financial Fair Play che Pallotta (atteso tra una settimana a Roma) intende rispettare. Poi ci sarà il preliminare di Champions a metà agosto che farà tutta la differenza del mondo. Fino al 30 giugno, quindi, al netto di qualche operazione a parametro zero (bloccato ad esempio Caceres al quale è stato chiesto di pazientare altri 15 giorni mentre si valuta van der Wiel) la Roma cessione o meno di un big (Pjanic, destinazione Juve, rimane il più papabile) - dovrà pensare soprattutto a rientrare di una trentina di milioni. Ma non solo. Perché entro il 22 giugno va riscattato El Shaarawy (13 milioni), il 13 scade l'opzione su Digne (il Psg è disposto a concedere un nuovo prestito ma vuole inserire l'obbligo di riscatto), lo Stoccarda aspetta 9 milioni per Ruediger, Szczesny preme per restare e va rinnovato il contratto a Ljaic per cederlo nuovamente in prestito (Fiorentina). Senza contare la posizione di Dzeko. Fosse per Sabatini, gli darebbe una seconda chance. C'è da convincere però Spalletti che sembra pensarla diversamente. E non solo sul bosniaco. Ad esempio sulla necessità di riscattare Szczesny, sul perché anziché prima a De Sanctis sia stato rinnovato il contratto a Lobont, sulla composizione dello staff tecnico, sulla necessità di capire quanto prima quale sarà il calciatore al quale dovrà rinunciare per garantirsi immediatamente il sostituto («Ogni giorno parte un treno ha ricordato ultimamente - bisogna esser pronti a cambiare biglietto in corsa o partono anche gli altri treni»). Questioni che verranno affrontate a breve. Oggi Lucio torna a Roma e Sabatini esce dal Policlinico Gemelli. Da domani, ogni giorno può essere quello giusto.

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