Per un'ora la Roma sembra avere ancora addosso le cicatrici lasciate dal Real Madrid di Mourinho. Lenta, svuotata, quasi incapace di trasformare la rabbia in energia. Tanto più in una serata senza i titolarissimi. Senza
Dybala,
Koné e
Svilar, infortunati. E
Malen, squalificato. Poi succede qualcosa che
Gasperini cercava forse più dei tre punti: la partita la risolvono quelli che finora avevano aspettato.
Castro prima,
Lulli poi. Due prime volte per rimettere in moto una squadra che sembrava addormentata e consegnarle il 2-0 sul Genoa. E il momentaneo secondo posto dietro l'Inter. (...)
Poi arriva Santiago Castro. Aveva già colpito tre legni dall'inizio della stagione, come se il primo gol giallorosso dovesse continuare a restare un sogno. Non stavolta. Dopo un'ora l'argentino si inventa uno scavino che rompe il sonno dell'Olimpico e, insieme, una piccola maledizione personale. È il primo gol con la Roma, ma soprattutto è il momento in cui la squadra cambia postura. Non diventa improvvisamente brillante, non travolge il Genoa. Semplicemente ricomincia a sembrare viva. E dopo un quarto d'ora arriva Lulli che mette il timbro sulla serata con il primo gol tra i professionisti. Due marcatori inattesi per una vittoria che non racconta la forza dei soliti titolari, ma la profondità di una rosa che Gasperini aveva chiesto più larga e che, almeno stavolta, gli risponde sul campo. (...)
Non è stata la Roma più bella e nemmeno quella più intensa. Ma forse, dopo il Real Madrid, serviva altro. Una risposta di nervi e personalità. Gasperini voleva capire se oltre a Malen, Dybala e Koné esistesse qualcun altro pronto a prendersi spazio. Anche a costo di pungere nell'orgoglio chi già è costretto a fare panchina dai big. Castro e Lulli hanno risposto all'unisono: noi ci siamo. La Roma c'è.
(la Repubblica)