Riccardo Viola: “40 anni fa il primo trionfo, così Dino seppe fare grande la Roma”

La penna degli Altri
di zzz
domenica, 17 maggio 2020 alle 15:52
dino viola curva sud
CORSERA - «
Quando Viola acquistò la Roma, riunì tutta la famiglia e disse: "Non dobbiamo essere troppo coinvolti. Sto pensando di mettere qualcuno a fare il presidente al mio posto". Non ci credette nessuno"» Riccardo, figlio dell'ingegner Dino, parla del papà chiamandolo (quasi sempre) per cognome, come se fosse un personaggio fuori dal tempo. Oggi, quaranta anni fa, la Roma conquistò il primo trofeo dell'era Viola: la Coppa Italia, in finale, ai calci di rigore, contro il Torino all'Olimpico, ad un anno esatto dall'acquisto della società da Gaetano Anzalone.
Pensavate di vincere subito?
«No, fu un anno complicato. Al primo derby morì Vincenzo Paparelli, il tifoso della Lazio: fu un'esperienza traumatica. A marzo del 1980 scoppiò il calcioscommesse, con i finanzieri negli stadi per portare via i calciatori».
(...) Quale fu la prima intuizione di suo padre?
«Nel primo anno non si poteva investire e c'era bisogno di una garanzia, per questo fu preso Liedholm, il migliore. Si accorse che in rosa c'erano due liberi e non uno stopper, e inventò la zona».
Nella finale col Torino c'era in campo parte della squadra che poi vinse lo scudetto.
«Ci fu la consapevolezza di poter costruire qualcosa di buono. Ancelotti, Di Bartolomei, Pruzzo, Tancredi, avevamo riportato a casa Bruno Conti. L'anno dopo arrivammo secondi».
Ma prima arrivò Falcao.
«In campo è stato grandissimo e fuori ha cambiato la mentalità di una città. Disse subito: non accontentiamoci, possiamo vincere. Era la stessa filosofia di Viola, che ha avuto il merito di sdoganare la "Rometta", facendola diventare grande. Nei primi 5 anni di presidenza, la dignità di Roma è stata portata ad un altro livello».
(...) Fu complicato mantenersi a quel livello?
«Ogni anno rischiavamo di andare fuori mercato. L'avvento di Berlusconi ha significato uno stravolgimento per l'azienda calcio a conduzione familiare, non eravamo più competitivi. Viola, dal punto di vista sportivo, è morto al momento giusto».
Un'espressione forte, non trova?
«Le cose potevano solo peggiorare. Lui non si sarebbe mai privato della Roma, non avrebbe mai cercato un partner
».
Viola e Liedholm che coppia erano?
«Si completavano. Uno pressava e l'altro sdrammatizzava, così papà creò il "violese", un linguaggio che nessuno capiva. Le conversazioni più divertenti erano quelle sui giocatori da prendere». (...)

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