IL MESSAGGERO - Vincenzo Pincolini, 72 anni, è il primo preparatore della storia del calcio italiano ad aver firmato un contratto da professionista negli anni Ottanta. Un pioniere della materia che ha reso grande il Milan di Sacchi. Oggi lavora con la nazionale lettone, insieme a Nicolato, ex ct dell’Under 21 italiana. Intervistato da Il Messaggero, Pincolini analizza il problema dell’intensità nel calcio italiano. Ecco le sue parole:
Pincolini, siamo alle solite: è bastata una partita della Nazionale per capire che in Italia si gioca un calcio che non ha nell’intensità la sua stella polare. Possibile che nel nostro campionato si corra sempre meno rispetto ai big europei?
«La quantità di corsa è un parametro valido sino ad un certo punto, non lo ritengo fondamentale. Mentre tu cammini, è uno spostamento. Un portiere, ad esempio, non fa mai meno di 5 chilometri a gara. Pippo Inzaghi faceva pochi chilometri ma ad una velocità pazzesca, perché a lui serviva fare 20-30 scatti a partita. Proprio ieri con il ct Nicolato facevamo questa considerazione. Il campionato lettone non è un torneo di riferimento, quindi i calciatori giocano partite a basso livello. Quando poi ci confrontiamo con la nazionale, questo lo paghi. Gli unici che riescono a non soffrire l’intensità di gioco, sono quelli che giocano all’estero. Mi riferisco a Cirkins che gioca nel QPR, a Strods che milita nel Bohemian in Scozia e a Gutkovskis che gioca in Polonia nell’Arka Gdynia. Questi tre a livello di velocità individuale e con il pallone tra i piedi sembrano di un’altra categoria rispetto ai compagni. Vanno più forte, c’è poco da fare».
L’intensità va dunque di pari passo con la qualità del torneo?
«Diceva Sacchi ai tempi del grande Milan: Non puoi guidare una vettura di formula uno se in settimana vai in giro con la seicento nel traffico urbano. Devi chiaramente essere abituato e allenato a guidare a duemila. E questo vale chiaramente anche per il calcio. Certo che sì, l’intensità va di pari passo con la qualità del campionato. Lo scorso anno con la Lettonia abbiamo giocato contro l’Inghilterra... Beh credetemi, ne ho visto nella mia carriera il Milan, grandi squadre ma la fisicità accompagnata alla tecnica dei calciatori inglesi non l’avevo mai vista. Sono atleti più o meno tutti sul metro e novanta con un’ottima tecnica ma dotati di una capacità atletica fuori dal normale. Per non girarci troppo intorno: nella nostra nazionale quanti calciatori possono giocare in Premier? Anche alcuni nostri top player non hanno il passo per farlo. Io li conosco tutti, gli unici che hanno quella gamba sono Tonali e Calafiori che infatti militano nel Tottenham e nell’Arsenal».
È risolvibile questo problema? E se sì, come?
«Bisognerebbe lavorare in modo diverso a partire dalle nostre squadre Primavera. Ho il figlio di un mio caro amico che gioca in una squadra di Primavera 2. Sapete come si allenano? Sabato normalmente c’è la gara, il venerdì quindi si fa poco e nulla, la domenica riposano, il lunedì c’è la seduta defatigante. Vuol dire che lavorano 2-3 giorni a settimana. Si lavora poco, c’è poco da fare, anche come tempo. Qualche anno fa avevamo effettuato uno studio per le nazionali giovanili ed eravamo stati ospiti del Genk. Lo sapete che una squadra allievi si allena 10-12 ore in più al mese rispetto alle nostre? Quindi vuol dire che in un anno le ore sono più di un centinaio. E poi si vede... Anche a livello d’infortunistica. Perché noi a quell’età vogliamo vincere i campionati e per vincerli puntiamo più sulla tattica visto che a quei livelli fa la differenza. Così ci facciamo forti dei risultati ma non prepariamo l’atleta, nemmeno dal punto di vista tecnico come fanno negli altri paesi. E invece i calciatori vanno creati, soprattutto a livello atletico. Andate a vedere come si allenano a quell’età nell’atletica leggera e nella pallavolo, non c’è paragone. Sia come intensità che per quanto riguarda le ore».
Dobbiamo rassegnarci o vede una via d’uscita?
«Sarò ripetitivo, bisogna allenarsi di più. Non è possibile che non ci siano più talenti nel nostro paese. Magari altrove possono essercene di più ma la differenza la fa l’intensità. Roma-Inter ad esempio è stata una partita che nel nostro campionato se ne vedono un paio in tutta la stagione. L’intensità è stata altissima. Pensate a Dybala: ma quando lo avete visto correre così? Non è un caso che una delle due squadre sia allenata da Gasperini. Nonostante questo, tanti calciatori hanno finito con i crampi. Lei vede scene di questo tipo in Inghilterra o in Germania? No. E perché? La risposta è semplice: si allenano di più».