Parte l’ordine ai club: "Non dovete mai trattare coi criminali"

La penna degli Altri
martedì, 06 maggio 2014 alle 7:20
scontri prima della finale di coppa italia tra napoli e fiorentina 71
GASPORT (M. GALDI/V. PICCIONI) - Ha appena rivisto il 43 di Rivera, Zoff che dice no al Brasile, la Coppa del Mondo del cielo sopra Berlino. Ma dopo aver inaugurato la mostra romana sui 100 anni della Nazionale, il capo dello Stato deve fare i conti con un altro pallone. Arroventato, velenoso, insopportabile. Napolitano non si tira indietro, affigge il suo manifesto sulla giornata e sul momento. C’è scritto: non si tratta.
«Rompere i legami» Il problema è là, nella separazione fra violenza e passione, un traguardo che il mondo del calcio è ancora lontano da conquistare. Il «non trattare mai» ha bisogno di essere la parola d’ordine per tutti. «Il ministro dell’Interno e il Premier hanno detto di non trattare mai con i facinorosi. Questo deve essere vero anche per le società calcistiche e i dirigenti. È necessario rompere i legami con gli aggregati che vengono definiti tifoseria, spesso legati alla criminalità ». Aggregati, tifoseria, criminalità: parole che Napolitano non ha paura di accostare perché la troppo facile analisi dei «pochi facinorosi » non basta più, ha le pile scaricate da troppi fatti.
«Non è calcio» Le parole di Napolitano hanno riempito un’altra giornata difficile in cui il sabato di Roma, l’apprensione per le sorti del ragazzo ferito, le polemiche sulla trattativa o presunta tale, hanno fatto ancora il giro del mondo. Il capo dello Stato parte ancora dalla mostra azzurra. «La Nazionale è parte integrante del nostro Paese. Questo è il mondo che conosciamo, quello che si è visto sabato ha a che fare con l’odio, la violenza e la criminalità. Trattiamolo in modo diverso». Il capo dello Stato non vuole chiamare per nome l’ultrà della maglietta «Speziale libero » vista e rivista in diretta tv. «Non parlo nemmeno di chi ha il coraggio di invocare la libertà per chi ha ucciso l’ispettore Raciti: alla vedova tutta la solidarietà mia e degli italiani onesti».
Renzi e l’«errore» E proprio da Renzi è arrivata ieri una significativa ammissione. La parola chiave è «errore». Il presidente del Consiglio non parla di «trattativa», sarebbe una smentita delle parole del ministro dell’Interno e dell’autorità di polizia. Però «errore» sì. «Bisognava partire, giocare. Chi ha deciso si è sentito più garantito da questa scelta. Per me è stato un errore». Valutazione su cui non si è ritrovato il questore di Roma, Massimo Maria Mazza, ospite pure lui a «Porta a Porta»: «Non è stato un errore, la richiesta è stata avanzata dalla società».
Tappi e bombe carta Il Premier, che ha parlato anche a Italia 1, non s’è fermato alla conferma del programma, che prevede un intervento forte per l’estate. Ma è entrato a gamba quasi tesa, mettiamola così, su un certo modo di organizzare lo stadio. «Non è possibile che un cittadino normale, bambini inclusi, per entrare allo stadio debba fare tutta una serie di controlli dove gli vengono tolti anche i tappi delle bottigliette, e poi entrino le bombe carta. Sembra che le regole esistano solo per le persone per bene».
«Società, pagate» Renzi nega che il suo sguardo in tribuna fosse disorientato o impotente. Piuttosto «disgustato», usa questo vocabolo, «dai fischi all’inno, anche se naturalmente tutto questo non è più grave di quello che è accaduto fuori dallo stadio». E la maglietta «Speziale libero »? «In quel momento non sapevamo nemmeno che c’era una maglietta con “Speziale libero”. Io dico che in un paese civile Speziale sconta la sua pena fino all’ultimo giorno e che il posto dei delinquenti non sono gli stadi ma le patrie galere ». Poi la questione soldi: «Le società dovranno prendersi cura del pagamento dell’ordine pubblico, non voglio che paghino i cittadini». E la polemica politica: «Vergognoso chi vuole speculare sul pallone per tre voti».
«Delinquenti, non ultrà» Non è mancato pure l’intervento di Silvio Berlusconi, che ha parlato di calcio intervistato da Rete 4. «Lo Stato in ostaggio dei capi ultrà? Sì, non è stata una buona cosa, non è stato un bello spettacolo certamente. Ma quando si parla di ultrà, bisogna distinguere perché ci sono i delinquenti e ci sono gli ultrà. Gli ultrà sono tifosi, appassionati, con degli ideali, che vedono negli atleti in campo quasi la personificazione di se stessi. Bisogna parlare di delinquenti...». Infine la denuncia del presidente della Lazio, Claudio Lotito: «Nelle curve c’è una zona franca, si deve sapere che c’è spaccio di droga e prostituzione. Ci vogliono processi per direttissima e tolleranza zero».

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