Mourinho, notte Special

La penna degli Altri
di Matteo Esposito
mourinho
Alla fine ha vinto lui. In un modo al limite del surreale, che ha reso ancora più speciale questo primo ritorno a Roma di José Mourinho. Non ha esultato, nemmeno sul gol di Rudiger che ha ribaltato una gara che sembrava segnata, ma questa vittoria gli serviva tantissimo. «Abbiamo visto due partite in una - ha detto lo Special One a fine gara -, la prima in cui la Roma ci è stata superiore in tutti gli aspetti e una seconda in cui per 20 minuti era impossibile fermare il Real. Loro ci hanno sorpreso all’inizio con Soulé più esterno, era difficile per noi controllarlo. Quando ci siamo organizzati, nel secondo tempo, abbiamo preso un gol ridicolo, un gol che non si può subire in competizioni di questo livello. Poi è arrivato il 3-1, molti pensavano che la partita fosse chiusa, che fossimo morti, invece erano morti loro... Era impossibile giocare per l’intera gara a quei ritmi e non hanno avuto la capacità mentale e fisica di arginarci. Resta il fatto che la Roma è una squadra non forte ma fortissima e vincere era difficilissimo». […]
Le emozioni sono state tante e per lui non sono arrivate soltanto dal campo. Perché a questa città, a questa tifoseria, José tiene davvero e l’amore è ricambiato. Aveva ripetuto a se stesso, confessandolo senza ipocrisia alla vigilia, «sono equilibrato, sono solido», sperando che quella filastrocca frenasse i sentimenti. Invece ieri sera ha vacillato. Il popolo giallorosso ha riempito l’Olimpico prima di tutto per festeggiare il ritorno casalingo della Roma in Champions, ma anche per riservargli quel saluto che a gennaio del 2024, dopo lo strappo doloroso con i Friedkin, non c’era stato. Quel legame non si è spezzato e probabilmente non si spezzerà mai. Neanche dopo questa serata tanto storta per i giallorossi. Ieri sono arrivati prima gli striscioni: «Per il mondo Special per Roma immortale... Ave Mou!», «Chi porta gloria a Roma, Roma lo onorerà per sempre, oggi le tue mani consacrano le spolia opima (in latino significa più o meno trofeo di guerra) il popolo ti tributa la gloria eterna», «A Budapest ci hai difeso fino all’inferno, bentornato José romanista in eterno». Poi è partito il coro «José Mourinho!». Lui ha alzato la mano verso la Curva Sud, quindi il pugno sul petto e un bacio lanciato. La telecamera ha indugiato sul suo volto, gli occhi sono visibilmente lucidi. Nessuna esultanza per il suo Madrid, sul 4-3 ha solo agitato l’indice verso il cielo: «Non potevo andare verso i tifosi del Real, nemmeno correre verso la Sud». No, stavolta no.
(Gasport)

APPENA ARRIVATO

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