Un rimpianto capitale, già scritto nel suo cognome. E strano che una società come la Roma, tradizionalmente attenta alla coltura dei prodotti a chilometri zero, si sia lasciata sfuggire un predestinato come Alessandro Romano. Gasperini a gennaio gli concesse due comparsate contro Lecce e Sassuolo (6' in tutto), prima di vidimarne il prestito allo Spezia e poi, in estate, quello al Cagliari con diritto di riscatto. Non c'è opzione di "recompra", i giallorossi incasseranno 5 milioni più bonus (fino a un massimo di 6,5) per la cessione definitiva: spiccioli rispetto all'oro che l'italo-svizzero sta attirando sul suo cartellino, che adesso vale il quadruplo. Inter, Juventus, i club della Premier, sono già tutti in fila. È nato a Winterthur, in Svizzera, nel giugno del 2006, ma Alessandro ha il passaporto italiano perché ha madre pugliese e padre napoletano. Così, da giovane già grande, non ci ha pensato un attimo a scegliere gli azzurri. [...]
La Roma lo ha cresciuto, ma Romano deve tutto al Cagliari, l'isola, il mare che ancora non ha avuto quasi il tempo di guardare. E improvvisamente la Serie A gli è sembrata non più un sogno, ma una stanza nella quale entrare senza chiedere permesso. Il suo primo gol da titolare, a Parma, è arrivato senza il rumore della fanfare, senza preavviso. [...]
Alessandro gioca in mezzo, il luogo dove il calcio smette di essere soltanto forza e diventa pensiero. Davanti alla difesa, come Jorginho nell'Italia del Mancio, deve sempre leggere prima che gli altri abbiano finito di guardare. Davide Frattesi lo ha paragonato al regista del Sassuolo Nemanja Matic, Fabio Pisacane lo aveva accostato a Kevin Strootman, ma il suo vero modello è Rodri, un campione assoluto. Il regista rossoblù è mancino, ha virtù e qualità nel pas-saggio, una naturale inclinazione a cercare la verticalità con una tranquillità, che non sembra ancora appartenere alla sua età. Lo stesso Romano giura di non sentire la pressione, ma la responsabilità, quella tipica degli adulti. Non vuole diventare famoso, ma un calciatore vero. [...]
(Il Messaggero)