La rivincita di Eusebio contro gli inadeguati a tassametro

La penna degli Altri
lunedì, 30 ottobre 2017 alle 12:20
di francesco 1
IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) - Vogliamo riavvolgere il nastro? Perfetto. Un paio di salti all’indietro, allora, e torniamo alla passata estate. Quando l’interrogativo più gettonato era: ma come si fa a giocare senza Szczesny? Lo ricordate? Bene. Ovviamente alla pari con un altro preoccupante quesito: ma come si fa a giocare senza Ruediger? Avete presente? Ok. Ah, non vorremmo dimenticare: ma come si fa a giocare senza Spalletti? Era il periodo, quello, in cui Eusebio Di Francesco era un allenatore inadeguato per la piazza di Roma; Alisson, portiere titolare della Seleçao, un emerito pippone, e qualsiasi centrale in rosa nettamente inferiore al tedesco ceduto al Chelsea. Roba da mani nei capelli, Roma fatalmente destinata a lottare per non retrocedere o giù di lì.
LA REALTÀ – Qualche mese dopo, Alisson è il portiere meno battuto del campionato, solo 5 reti al passivo, con 8 clean sheet tra Serie A e Champions. Un colpo al cuore dei criticoni in servizio permanente effettivo davanti ad una tastiera o ad un microfono. Se non fosse tutto vero quello che abbiamo scritto qualche riga più su ci sarebbe da piangere, non certo da ridere. E l’altissimo rendimento del portiere brasiliano chiama in causa tutti i componenti della fase difensiva, compresi ovviamente i centrali post Ruediger. La sensazione che giocando a fare i furbi con la Roma più di qualcuno abbia rimediato una figura di melma ormai è quasi una certezza. Ma i veri vincitori di questa corsa verso il grottesco (patetico?) sono gli inadeguati che avevano dato dell’inadeguato a Di Francesco. Lo avevano etichettato come uno sprovveduto
provincialotto integralista, abbonato fisso al 4-3-3 e incapace di spostarsi da lì; lo avevano descritto come un tecnico sicuramente in balia dello spogliatoio della Roma e, quindi, portato a far giocare sempre gli stessi, ovviamente i più influenti, per tenerseli tutti buoni. La realtà ci racconta, invece, del profeta del turn over, di un allenatore che non guarda in faccia nessuno, di un tecnico che cambia anche due moduli durante la stessa partita e di una Roma che, nonostante una partita in meno, è agganciata alla zona altissima della classifica. Grazie anche ai nove punti rimediati con tre gol nelle ultime tre partite. Un vero zemaniano
, come correttamente pennellato sotto l’ombrellone da sprovveduti editorialisti e opinionisti a tassametro gonfi di se stessi.

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