De Rossi boccia Materazzi

La penna degli Altri
martedì, 18 maggio 2010 alle 13:33
CORSPORT - Peggio la maglietta di Materazzi, con quel «Nun è successo» scritto a mano, che lo striscione contro Totti, appeso al pul lman scoperto con a bordo i giocatori neraz zurri. Daniele De Rossi, insomma, non le manda a dire all’ex-compagno di Nazionale, mentre condanna solo in parte le offese ver so il capitano giallorosso. «Quella maglietta non l’ho proprio capita – dice, a margine di un evento Adidas, legato al Mondiale 2010 -.
Nessuno aveva tirato in ballo Materazzi, che bisogno c’era? Vedo quel gesto come una ruf­fianata verso i suoi tifosi. Vivo a Roma, una città dove lo sfottò è la cosa più importante. Ma resta qualcosa da tifosi. Per questo rin­grazio di essere rimasto a Mi­lano, altrimenti stamattina (ieri, ndr) avrei trovato i tifo­si della Lazio sotto casa mia».
Sistemato Materazzi, De Ros­si non pretende scuse per lo striscione contro Totti:
«Si po­teva anche evitare. Ma non è morto nessuno, quindi le scu­se non sono necessarie. Credo però che non ci sia bisogno di queste cose: è già molto bello festeggiare lo scudetto con i propri tifosi. Ma la maggior parte dei calciatori è fatta co­sì. E gli autori di questo gesto non si sono smentiti. Eviden­temente a loro è rimasto solo quello da fare: ma ognuno ha il suo stile e va bene così. Purtroppo questo è lo specchio dell’Italia e della nostra politi­ca, dove c’è chi (il ministro La Russa, ndr) si permette di pretendere le scuse del Siena, per aver cercato di vincere e perché i suoi giocatori si sono comportati da professioni­sti ».
RICONOSCIMENTI – Se, forse, qualche interi­sta ha dimostrato di non saper vincere, De Rossi, invece, ha fatto vedere come si possa perdere con classe. «Lo scudetto lo avrebbe meritato anche la Roma, ma non si può dire che l’Inter non l’abbia meritato. La verità è che i nerazzurri hanno lasciato qualche pun­to per strada per andare avanti in Europa. Ora mi aspetto che vincano anche la Cham­pions, perché sono più forti del Bayern. E’ vero che in una partita secca non si può mai dire e io non voglio fare l’uccello del malau­gurio, ma i valori in campo per me sono chia­ri » . Esaurito l’argomento Inter, non resta che celebrare l’annata giallorossa. «C’è ramma­rico perché la differenza è quella che passa tra un pareggio in più e una vittoria in meno. Oggi brucia, ma poi questa stagione resterà un vanto. Se fossimo arrivati secondi o terzi, con 5 o 6 punti di distacco, adesso saremmo tutti felici. Il grande rimpianto? Forse la ga­ra con la Sampdoria, perché è l’unica che non abbiamo vinto tra le ultime. Ma in un campionato di 38 partite ce ne può essere una sfortunata. Il match da ricordare? Quel­lo con l’Inter, perché, oltre a vincere, abbia­mo anche giocato bene. Ricorderemo anche i successi nei derby, ma in quelle occasioni non ci siamo espressi al massimo. Citazio­ni particolari? Per Burdisso e Pizarro».
FUTURO – Ora che il campio­nato è terminato, l’importan­te è che diventi la base da cui ripartire l’anno prossimo. «Provo a non pensare che possa essere stata l’ultima oc­casione – confessa De Rossi ­. Totti è avvantaggiato perché lo scudetto l’ha già vinto, mentre io sono ancora al pa­lo. Ma se continuiamo a lavo­rare così prima o poi un tri­colore lo vinceremo» . Una certezza è rappresentata da Claudio Ranieri: «A livello di risultati il suo apporto è stato incredibile. Ma anche all’in­terno dello spogliatoio è stato importantissi­mo perché è riuscito a tirare fuori le nostre qualità» . Per il futuro, infine, «si deve ripar­tire da questi giocatori. Compreso Toni, che è stato uno degli artefici della cavalcata. E, se qualcuno dovesse andare via, verrà rim­piazzato con qualcun altro all’altezza, come la società, in base alle proprie possibilità, ha sempre fatto».
Per raggiungere l’eccellenza europea, invece, occorrerà ancora tempo: «Non abbiamo ancora la mentalità giusta. Ci manca una rosa di 30 giocatori di un deter­minato livello. In un campionato italiano co­sì equilibrato non è facile emergere anche a livello internazionale».

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