P rendete un allenatore spagnolo, non uno a caso. Cesc Fabregas, e poi prendete pure uno italiano, non certo dal mucchio però, Giampiero GasperinL Sistemateli uno di fronte all'altro, dinnanzi alle loro idee, e poi sorseggiate ciò che emerge di loro. Prendete Rafa Benitez, un gigante della panchina, spagnolo che conosce l'Italia come pochi, e lasciamoci guidare nel mistero del calcio che verrà, da sabato in poi.
Come sarà?
«Mi sembra inusuale, dunque dura. L'ultima volta che i campionatisi sono fermati per un periodo lungo a stagione in corso - e persino più di questo - è stato in occasione dei Mondiali nel Qatar e quella volta fu addirittura necessario portare le squadre di nuovo in ritiro, orientandosi su preparazioni diverse. Tre settimane ti stravolgono, ognuno ha avuto i suoi calciatori in giro per il Mondo e ne sono rimasti pochi da allenare. Prevedo problemi».
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Si cerca l'anti-Inter...
«Un'indicazione che può venir fuori da Como-Roma, per me le maggiori accreditate a restare al fian-co dei campioni d'Italia. Squadre forti, diverse eppure eguali nella ricerca dello spettacolo, guidate da allenatori distanti anagraficamente ma vicini nelle visioni estetiche. Fabregas è speciale per il modo e i tempi in cui si sta imponendo, ha giovani di prospettiva, e non si pensi solo a Nico Paz: Baturina è delizioso, Ramon difende con la naturalezza di un trentenne e ne ha solo 21; Da Cunha è straordinario e ne ha 2S. E la Roma è l'espressione di Gasp, il suo caldo a tutto campo. riaggressione alta. verticalizzazioni immediate; un attaccante come Malen esaltato dagli schemi e devastante, Dybala che è tornato ai suoi livelli; Koné in mezzo al campo che demoli-sce e spinge, Rodrigo Mora che entra e spacca. Quando stanno bene, fai fatica a tenerli».
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