Italia, i tormenti di Conte

La penna degli Altri
lunedì, 30 marzo 2015 alle 7:47
antonio conte
IL TEMPO (S. PIERETTI) - Un cittì contro tutti. O meglio, tutti contro il cittì. La sindrome da accerchiamento attanaglia Antonio Conte, i panni da ct gli vanno stretti; ha poco potere decisionale, pochi uomini da convocare, poca qualità negli uomini a disposizione, poche possibilità di allenarli. Sognava di trasformare l’Italia in una squadra di club, ma in questi sette mesi ha capito che proprio i club gli impediscono la crescita della Nazionale.
L’interesse intorno all’Italia si accende soltanto in occasione dei grandi eventi - al massimo una volta ogni due anni - poi ognuno torna a pensare unicamente alla propria squadra di club. E tra un Mondiale e un Europeo la Nazionale fa notizia solo se perde. E a quel punto, tutti contro il cittì. I sogni di Conte si sono dissolti all’alba. Dopo aver accettato con entusiasmo il nuovo ruolo, l’ex tecnico della Juve si è ben presto confrontato con i soliti problemi irrisolvibili dei suoi predecessori. Le garanzie presentate al momento della firma del contratto finora non hanno avuto riscontri. La Lega ha in mano il calcio e non intende piegarsi alla volontà e alle esigenze del club Italia. Gli stage negati hanno alzato la tensione: Conte si sente allenatore, non selezionatore, vorrebbe una frequenza assidua negata dagli impegni delle squadre di club.
La soluzione sarebbe la riduzione dei campionati - nella fattispecie quello di serie A - ma l’accordo tra le componenti all’interno del Consiglio federale sembra ancora lontanissimo. Non c’è spazio per gli stage, e Conte dovrà farsene una ragione: quando arriverà la riduzione delle squadre di serie A il tecnico salentino sarà già lontano da Coverciano. Al momento è difficile ipotizzare un rinnovo di contratto, Conte vuole allenare, e vuole farlo tutti i giorni. Il secondo tormento è quello di un organico non adeguato rispetto al blasone della Federazione, e alle aspettative generali. L’invasione dei calciatori stranieri ha annientato la crescita di talenti azzurrabili, servirebbe un gentlemen’s agreement tra i presidenti delle società, una regola non scritta per tutelare la nazionale. Quanto durerebbe? Probabilmente non partirebbe mai, perché comprare all’estero conviene maggiormente rispetto a formare calciatori attraverso i vivai.
Il discorso dei Centri federali (uno per ogni Regione) tanto sponsorizzato da Tavecchio durante la sua campagna elettorale non ha ancora mosso un passo, lo Stato italiano ha tagliato in maniera significativa le risorse, probabilmente il progetto dovrà essere sviluppato in tempi migliori. Osservando questo quadro il ct riflette: in questo momento ha tutto da perdere, e poco da guadagnare. Il rischio di perdere quanto di buono fatto in passato è concreto, come dimostrato dai commenti dei tifosi della Juventus sui social dopo l’infortunio di Marchisio, e soprattutto dopo quelli del suo ex datore di lavoro John Elkann.

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