KONÉ: "Do tutto per la squadra. In Italia il calcio è più difensivo, bisogna sapersi adattare e migliorare" (VIDEO)

Interviste AS Roma
lunedì, 10 novembre 2025 alle 9:40
Manu Koné si racconta e lo fa in un'intervista ai canali ufficiali della nazionale francese. Il centrocampista della Roma ha ripercorso le tappe della sua carriera, soffermandosi anche sull'avventura con la maglia giallorossa. Ecco le sue parole:
"Con il passare del tempo si è iniziato a parlare di me, ma inizialmente non mi notava nessuno a causa della mia timidezza. Ero sempre nell'ombra, quindi dovevo mettermi alla prova e far capire alle persone che c'ero anche io in campo. Sapevo di non essere il perno della squadra e che avrei dovuto sempre lavorare. Non sono mai stato sotto i riflettori, ero sempre dietro le quinte. Nessuno diceva: 'Ah, in quella squadra c'è Koné'. Quindi ho sempre dovuto dimostrare il mio valore".
Che tipo di giocatore sei?
"Mi piace correre, difendere e dare tutto per la squadra. La gente mi vede maggiormente come un centrocampista difensivo, ma non vedono il mio lato offensivo, che è abbastanza buono. Penso di avere una buona tecnica sotto pressione, inoltre so portare il pallone dalla difesa all'attacco. Il problema è che non calcio così bene (ride, ndr), ma con il tempo migliorerò anche sotto questo aspetto. Non voglio dire di essere un calciatore completo, ma so fare un po' di tutto. Non sono un grande dribblatore, ma quelle giocate le faccio sin da bambino".
La nazionale?
"Quando vengo chiamato in nazionale cerco di fare ciò che il mister mi chiede. In campo ognuno deve fare il proprio lavoro per raggiungere. Sono sempre calmo e mi sono ambientato bene, dato che sono qui da circa un anno. Parlo e rido con tutti. Le persone possono pensare che io sia un ragazzo freddo, ma in realtà sorrido spesso e mi piace scherzare. Con me nessuno si annoia".
Le tue origini?
"Sono nato nel quartiere La Garenne-Colombes, lì ho i migliori ricordi dell'infanzia nonostante non fosse tutto perfetto. Ho dei familiari che vivono ancora lì e tutti i miei amici sono lì. Anche il mio torneo, la MK Cup, si gioca lì. Sin da bambino sognavo di organizzare questo torneo e l'ispirazione proviene da William Gallas, il quale organizzò un torneo nella mia città. Fu un sogno per me. Questo torneo mi permette di riconnettermi ogni anno con la mia città".
La tua carriera?
"Ho iniziato al Paris FC, poi sono andato al Tolosa e ci sono rimasto per 5/6 anni. Dopo mi sono trasferito al Borussia Mönchengladbach e ora sono alla Roma. Ho conosciuto diverse culture e modi di vivere. A Roma anche il cibo è differente rispetto alla Francia e alla Germania. Il tedesco è molto complicato, capivo poche parole. Sono alla Roma da un anno e capisco praticamente tutto, a volte mi capita di parlare anche in italiano. Anche dal punto di vista calcistico c'è molta differenza tra Germania, Francia e Italia. In Serie A c'è un calcio più difensivo e devi pensare a più cose. Bisogna adattarsi e migliorare".
Il tuo motto "En mission"?
"Si tratta di un modo di dire ed è nato con un mio amico durante un allenamento. Un giorno abbiamo avuto una discussione, ci siamo guardati e ci siamo detti: "In missione". Per me è un bello slogan, dato che rispecchia il nostro percorso e anche quello dei nostri genitori, i quali hanno dato tutto per noi. Siamo in missione per tutto, anche in campo. Uso questo motto come motivazione e significa che in qualsiasi caso darò tutto. Fino a quando sarò un calciatore, sarò in missione in campo".
Cosa significa il calcio per te?
"Passione. Da bambino ero in grado di fare delle pazzie, come lasciare casa a mezzogiorno per tornare alle nove di sera pur di giocare a calcio. Ho sempre amato questo sport, anche a scuola ho sempre giocato a calcio. La passione è alla base del calcio, se viene meno ti senti perso".
Le Olimpiadi di Parigi?
"Bellissimo partecipare alle Olimpiadi, soprattutto perché si svolsero a Parigi. Fu una sensazione incredibile, non me lo sarei mai aspettato. I tifosi ci hanno sostenuto sin dalla prima partita, siamo arrivati in finale ed era tutto perfetto. Alla fine abbiamo perso, ma abbiamo comunque conquistato la medaglia d'argento. Ho legato con molti calciatori di quel gruppo come Mateta, ma anche con Olise, Doué, Akliouche, Badé. Inoltre è stato un orgoglio avere Henry come ct. Molti giocatori di quel gruppo ora sono nella nazionale maggiore e continuano ad avere un rendimento di alto livello"
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