Marchio di fabbrica: la Roma di Gasperini

In The Box
di R.P.
Gasperini in the box
LR24 (A.CIARDI) - Ci sono squadre che nel linguaggio comune si accompagnano ai loro campioni più in vista. Altre che storicamente sono legate agli allenatori. Fateci caso. Il Barcellona nell'era Messi è stato quasi sempre il Barcellona "di Messi", salvo quando Messi fu allenato da Guardiola, perché in quel caso, ancora oggi, pensando a quella squadra magnifica, tutti i suoi fuoriclasse, Messi compreso, venivano scavalcati dall'allenatore. Linguaggio distintivo, identificativo.
Dici il Barcelona "di Guardiola" e prima di tutto e di tutti viene in mente ciò che l'allenatore ha donato non solo alla squadra ma alla storia del calcio. Il Milan di Baresi, Van Basten, Gullit, Ancelotti e Maldini, nell'immaginario collettivo è stato il Milan "di Sacchi". Un marchio di fabbrica. La Roma dei primi anni ottanta era la Roma "di Liedholm". Prima ancora che di Falcao, Bruno Conti, Di Bartolomei, Pruzzo e Nela. Mentre il Napoli dei primi due scudetti, vinti con Bianchi e Bigon, era il Napoli "di Maradona". Poi la scena è stata presa dagli allenatori: lo scudetto del Napoli "di Spalletti" e quello del Napoli "di Conte": quando gli allenatori lasciano il segno più dei campioni. Perché l'Inter del Triplete è "di Mourinho", più che di Zanetti, Milito, Cambiasso e via dicendo, e oggi il Real Madrid nel linguaggio associativo è "di Mourinho", difficilmente ci verrà in mente Mbappe più del tecnico.
E la Roma di oggi? Chiunque parli della Roma, aggiunge "di Gasperini". La Roma di Gasperini. Il grande marchio di fabbrica, brand trasferito nella capitale quindici mesi fa da Bergamo. Perché ci sono allenatori che si prendono le squadre al punto da rendere fisiologico l'abbinamento. Anche quando non si mettono trofei in bacheca. A Licata, a Foggia, a Roma su entrambe le sponde, a Pescara, c'è stato un periodo in cui la prima cosa che veniva in mente parlando delle squadre era Zeman. Oggi è molto più identificativo associare la Roma a Gasperini che a Dybala, il grande campione dei giallorossi, o a Malen, il cannoniere infallibile. Perché è un chiaro esempio di come un allenatore cambi il volto e potenzialmente la storia della squadra che dirige. Forse solo in un caso c'è un pari merito di leadership, ma bisogna tornare nel cuore degli anni settanta, quando l'Olanda "di Michels" e "di Cruijff" cambiava i connotati al calcio mondiale.
In The Box - @augustociardi75

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