LR24 (A. CIARDI) - Molto più abituata a vincere in Italia, più attrezzata nella rosa, ancora oggi con più personalità nei momenti che contano. L'Inter continua a essere superiore alla Roma, ma ciò non impedisce alla Roma di vedere nella partita di dopodomani un'opportunità di crescita enorme. Pensarlo, parlarne, non significa giocare ai romanistoni o essere fautori della teoria "ndo 'nnamo dominamo". Significa prendere coscienza che la Roma ha imboccato la strada giusta, che non vuole dire arrivare primi al traguardo ma quantomeno avere azzeccato la mescola degli pneumatici che si utilizzano per battere il percorso. Fino a un anno fa c'erano dirigenti che pensavano più ad andare d'accordo coi media amici che con l'allenatore. Ciò che accadeva pure prima, perché De Rossi chiedeva una cosa e se ne faceva un'altra, e la stessa situazione la viveva Mourinho. Oggi c'è un tecnico che mentre viaggia ascolta la stessa musica del direttore sportivo, che a sua volta non ha bisogno delle veline per diffondere i suoi messaggi, anche perché messaggi per gettare ombre sull'allenatore non servono. I due possono scontrarsi, ma come accade in ogni azienda, anche quelle più strutturate. L'importante è perseguire il bene comune e non quello della propria immagine.
La Roma in campo ha difetti ma allo stesso tempo è consapevole dei suoi mezzi. Si capisce da come prova sempre a imporsi sull'avversario, a come prova a recuperare in caso di svantaggio. Quattro vittorie su quattro in campionato che si aggiungono alle cinque consecutive del finale della scorsa stagione. Squadra consapevole e che non ha staccato la spina dopo il terzo posto. Perché questo era il rischio. Sedersi sul risultato. Come accadde dopo la vittoria in Conference League, quando la Roma impiegò cinque mesi per ritrovare non il bandolo ma l'intera matassa. Oggi invece sembra che la squadra abbia più fame di quando inseguiva cinque mesi fa la Champions League, quando dentro Trigoria c'era chi aveva già fatto il funerale alle ambizioni o peggio ancora chi si leccava i baffi pregustando la cacciata dell'allenatore, per sostituirlo nientepopodimeno che con Stefano Pioli. Acqua passata, per fortuna.
Oggi c'è fame e consapevolezza a Trigoria, peculiarità che rimarrebbero intaccate anche se andasse male con l'Inter. Nonostante siano già tra le bozze articoli, post ed editoriali scritti o da urlare, da dispensare durante la lunga pausa per eventualmente evidenziare come Gasperini non vinca mai i big match e perda sempre contro l'Inter. Perché il fuoco nemico, che spesso si traveste da amico, è sempre dietro l'angolo. E chissà se tra le bozze ci siano foto di Gasperini che pranza e cena con Pacciani, gioca a carte con Hitler, prende il sole con Pol Pot, prende un tè con Mussolini, ride e scherza con Pinochet, acquista integratori con Ben Johnson, coltiva la terra con Zio Michele, va in bici a Garlasco, gira per sentieri a Cogne, va a una festa con Stalin, si stordisce con Charles Manson, o si fa selfie abbracciato a Jeff Dahmer e Unabomber. Anche la diffamazione è un'arte. In questi casi, più che diffamazione sono tentativi patetici e disperati.