LR24 (A.CIARDI) - Corposo e strutturato, il Timorasso è un rosso vestito di bianco, che del bianco mantiene la delicatezza. Vino deciso. Nell'epoca in cui i bianchi pop sono il Sauvignon, il Pinot bianco e grigio e lo Chardonnay, seguire la tendenza significa perdersi delle gioie italiane meravigliose. Come i vini che nascono dall'uva biancolella, quasi esclusivamente coltivata a Ischia, con eccezioni sulla riviera sorrentina e sull'isola di Ponza. O il Catarratto, bianco forte tipico della Sicilia orientale. E, appunto, il Timorasso, eccezionale piemontese.
Quattordici gradi di godibilità, si è fatto strada senza neanche sgomitare nelle terre da sempre dominate dal Barbera e dal Dolcetto. Il Timorasso non è per tutti, è di nicchia, perché bisogna capirlo e lasciare che stupisca. Non è per tutti anche per ragioni pratiche. Che portarono i vignaioli ad abbandonare, tre secoli fa, la coltivazione di quel tipo di uva, perché necessitava di un climax particolare, riproducibile solo a determinate condizioni su colli distanti da quel fazzoletto di terra originario. Nei primi anni ottanta la svolta, grazie ai più grandi maestri e produttori di vino, capitanati dal fuoriclasse Walter Massa, che si misero a disposizione del Timorasso, fornendo le condizioni migliori per dargli mostrare le sue peculiarità.
Oggi il Timorasso è una gioia per chi lo beve e un regalo prezioso per chi lo riceve. Si accompagna magnificamente ai primi di pesce, grazie alla sua forte delicatezza e alle sfumature floreali, ma la corposità e la medio alta struttura lo legano divinamente ai formaggi e alle carni. Come un rosso, con la stessa gradazione del rosso. Gasperini è un Timorasso. L'apparenza inganna. È minuto, non dotato di voce potente e cavernosa, sa spiazza la concorrenza con una forza ben strutturata che gli permette di soddisfare le esigenza di chi vuole pasteggiare al meglio nel mondo del calcio. Purché non venga accompagnato da dirigenti molli, poco inclini al lavoro di concerto, che non si concentrano sulla cura del vitigno di casa.
Gasperini è un Timorasso perché convince gli scettici. "Ma cosa ci fa questo piemontese a Roma dopo tutto quello che ci ha detto quando stava al settentrione?", è un pregiudizio figlio della pigrizia e della poca inclinazione ai cambiamenti, che fa il paio con il luogo comune "ma come è possibile bere un bianco prodotto nella regione dei grandi rossi?". Provare per credere. Il Timorasso fa proseliti a tavola. Gasperini nello spogliatoio, sulle tribune, fra i dirigenti. Ma devono essere dirigenti capaci, altrimenti meglio abbinarli al vino in tetra Pak.
@augustociardi75