Il 6 giugno 2025 la Roma annuncia
Gian Piero Gasperini come nuovo responsabile tecnico della prima squadra. Al
contempo, quella data segna anche un nuovo inizio: quello della ricerca di un
esterno offensivo di piede destro che possa portare all’interno della rosa
caratteristiche evidentemente mancanti e, sempre più nel calcio di oggi,
fondamentali. Lo scorso anno la ricerca viene rimandata. Parliamo di una Roma
completamente diversa, nel suo organigramma societario, rispetto a quella
odierna. È in quei primi mesi che iniziano a emergere i primi strascichi di una
frattura che porterà poi a una rottura inevitabile tra chi la Roma continua ad
allenarla e chi gli ha permesso di farlo. Ma torniamo alla scelta. Sin
dall’inizio il filtro appare chiaro: la Roma necessita di motore, cambio di
ritmo e qualità nell’uno contro uno, con l’obiettivo di creare, ci si augura
quasi sistematicamente, superiorità numerica in un reparto che oggi appare
monopasso. Nell’estate del 2025 il grande obiettivo porta il nome di Jadon
Sancho, emblema delle caratteristiche appena elencate. Gasperini lo cerca, lo
chiama, lo corteggia, ma il giocatore non sembra esserci con la testa e la
successiva stagione con l’Aston Villa sembra confermare questa sensazione. Nel
frattempo Massara offre alternative al suo allenatore: vengono proposti, tra
gli altri, George, Dominguez e Rowe, in uscita dal Marsiglia. Gasperini, però,
dice no. La ricerca viene dunque rimandata alla sessione di mercato successiva.
A gennaio la Roma è in piena corsa Champions. Arriva un giocatore, Donyell
Malen, che nei mesi successivi porta a casa numeri decisamente positivi (15 gol
e 3 assist nelle prime 20 presenze in giallorosso) ma non è l’esterno
disperatamente cercato. O meglio, l’esterno arriva: Bryan Zaragoza, in prestito
dal Bayern. La sensazione, però, sin dal momento della firma, è che si tratti
di una “toppa” in attesa del vero colpo previsto per l’estate, tanto che lo
spagnolo il campo lo vedrà poco. Poi la Roma cambia tutto. Escono prima Ranieri
e poi Massara, e il club è costretto, per la terza volta in tre anni, a
ripartire da zero. Il nuovo direttore sportivo viene annunciato ancora a
giugno: questa volta si tratta dell’ex Atalanta Tony D’Amico, fortemente voluto
da Gasperini. Non sembrano esserci grossi dubbi: dell’esterno si torna a
parlare immediatamente. Il prescelto sembra essere Greenwood, ma i turchi
cambiano i piani. Poi tocca a Summerville, ma questa volta a far saltare il
banco sono i soldi arabi, che sul piano economico giocano una competizione alla
quale la Roma non può iscriversi. Arriva quindi il turno di Nusa, uno dei tanti
nomi appartenenti a un elenco lunghissimo di profili accostati ai giallorossi.
I nomi cambiano, il filtro no. La visione resta chiara: Gasperini cerca un
giocatore in grado di ribaltare il campo, allungare la squadra e fare la
differenza negli ultimi metri. Non si scappa. Poi arriva il 9 agosto. I
giornali titolano: “La Roma accelera per Rodrigo Mora per la trequarti: il
Porto chiede 50 milioni”. Oggi Mora è un nuovo giocatore della Roma. Per
portarlo nella Capitale i giallorossi hanno messo sul tavolo 25 milioni, con il
Porto che mantiene il 50% sulla futura rivendita che potrà poi essere eliminata versando altri 25 milioni nelle casse dei portoghesi. Ma abbandoniamo le cifre
e parliamo del giocatore. Appena emerge il suo nome cominciano le discussioni
classiche di una piazza in cui questo genere di dibattito fa da padrone.
L’altezza del ragazzo ruba subito l’occhio, inevitabilmente. Quei 168
centimetri sembrano stonare con il filtro descritto poco fa. Poi ci sono i
numeri. Nella prima stagione, la 2024/25, sono impressionanti considerando i 17
anni del ragazzo: Mora chiude il suo campionato portoghese d’esordio con 10 gol
e 4 assist. I numeri della stagione successiva raccontano invece qualcosa di
diverso. Al Porto arriva Farioli, Mora si ritrova spesso in panchina e mette
insieme soltanto un gol e un assist. Ma a sembrare distante dalle
caratteristiche ricercate non è soltanto l’altezza. Quella può essere
indicativa, ma fino a un certo punto: chi si ferma ai centimetri del Papu Gómez
rischia di dimenticare il motore e la frequenza di passo dell’argentino. A
sorprendere, semmai, sono le zone di campo occupate da Mora nei suoi primi due
anni di carriera. Le due posizioni in cui è stato impiegato più frequentemente
con il Porto sono quella di trequartista centrale e quella di mezzala sinistra.
Tutto ciò sembra andare in una direzione molto lontana da quella tracciata il 6
giugno 2025. Dunque, per quale motivo Gasperini ha non solo accettato, ma
fortemente voluto un investimento di questa portata per un giocatore con
caratteristiche apparentemente così diverse? Un primo indizio arriva da José
Mourinho. Uno che conosce il calcio portoghese, conosce Rodrigo Mora e,
soprattutto, conosce perfettamente ciò che significa giocare a Roma. Il
giudizio dell’ex allenatore giallorosso sul nuovo acquisto è netto: «Fortissimo,
uno dei maggiori talenti del calcio portoghese. Piacerà ai romanisti». Un’investitura
che acquista ancora più valore considerando l’età del ragazzo e che riporta
inevitabilmente la discussione sul talento. Perché Mora, pur essendo un classe
2007, sembra per certi versi un giocatore d’altri tempi. Non impressiona per i
centimetri, né per la struttura muscolare. Ciò che lo rende speciale è
strettamente legato al rapporto che riesce a instaurare con l’attrezzo
fondamentale di questo sport: il pallone. Nuno Pimentel, suo allenatore
nell’Under 15 del Porto, lo descrive così: “La sua intelligenza tattica gli
permette di prendere la decisione giusta nella maggior parte delle situazioni.
È in grado di creare spazi per tutta la squadra, il tutto combinato con un
tasso tecnico molto elevato. Nonostante la statura, poi, non è mai intimorito
dal confronto fisico: quando si tratta di duelli corpo a corpo, Rodrigo tiene
saldamente la propria posizione. Ha piena coscienza del proprio corpo e di come
utilizzarlo.” È forse proprio qui che la distanza tra Mora e l’identikit
tracciato più di un anno fa comincia ad accorciarsi. Perché il portoghese non
ribalta il campo come un esterno puro, non vive necessariamente dell’uno contro
uno in fascia e non fa della potenza il proprio tratto distintivo. Ma crea
spazi, accelera il gioco e porta qualità negli ultimi metri. Cambiano gli
strumenti, non necessariamente il risultato. Evidentemente Gasperini vede poi
nel ragazzo margini per sviluppare anche tutto ciò che accade senza pallone:
intensità, aggressione in avanti, disponibilità alla pressione e capacità di
inserirsi all’interno di un sistema in cui il recupero immediato del possesso
rappresenta da anni uno dei principi fondamentali. Che il lavoro sul mercato
non sia però terminato lo dimostra la volontà dell’allenatore di aggiungere un
altro giocatore in quella zona di campo. L’indiziato principale resta Fofana,
un profilo molto più vicino, almeno nelle caratteristiche atletiche e nella
capacità di attaccare campo, a quello inseguito dalla Roma fin dal 6 giugno
2025. Ed è proprio questo a rendere ancora più interessante la scelta di Mora. Dopo
oltre un anno trascorso alla ricerca di velocità, strappi e metri da guadagnare
in conduzione, la Roma ha deciso di destinare il suo primo grande investimento
in quella zona del campo a un calciatore che sembra quasi rappresentare il
contrario dell’identikit iniziale. Un ragazzo di 168 centimetri, cresciuto
soprattutto da trequartista e mezzala, che non domina attraverso il fisico e
non ha bisogno di divorare quaranta metri per cambiare una partita. Mora lo fa
in un altro modo. Lo fa attraverso il pallone, la capacità di riconoscere gli
spazi prima degli altri e una qualità tecnica che gli permette di trovare
soluzioni dove spesso gli altri vedono soltanto avversari. È un giocatore
modernissimo per la velocità con cui pensa il calcio e, allo stesso tempo,
quasi antico per il modo in cui riesce a ricordare quanto questo sport possa
ancora dipendere dal rapporto tra uomo e strumento. Forse è proprio questa la
risposta alla domanda iniziale. Gasperini cercava un giocatore capace di
cambiare il volto dell’attacco della Roma. Per più di un anno lo ha immaginato
in un modo. Poi è arrivato Rodrigo Mora.