LA SFIDA NELLA SFIDA: Totti vs Di Natale

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mercoledì, 11 aprile 2012 alle 12:21
LAROMA24.IT – Bandiera si nasce. O si diventa. Lo si è della squadra della propria città. Oppure a quasi mille chilometri da casa. Vieni issato a bandiera per una carriera solo e soltanto al servizio degli stessi colori. Ma anche quando ti ritrovi quei colori nel mezzo del percorso. Bandiera perché t’immagini tirare l’ultimo calcio indossando la maglia di sempre. O invece quando pensi che dopo averne provate diverse, questa non la sfilerai più. Bandiera perché giochi per la tua gente. Allo stesso modo invece ti accorgi di trovarti a casa dove il dialetto locale sembra una lingua straniera. Bandiera: quindi Francesco Totti, ma anche Antonio Di Natale.
POESIA E PROSA - La prima, riferita al capitano della Roma, la seconda per raccontare la storia del parigrado dell'Udinese. Entrambi col '10', quel numero che racconta un modo di essere oltre che di fare calcio. La generazione è la stessa (più giovane di un anno il bianconero) ma i percorsi quasi opposti. Rintracciabili nel solco che divide la storia dalla cronaca, lo straordinario dalla routine. Se Francesco Totti è la personificazione della mitopoiesi romanista, Antonio Di Natale è la riproposizione fortunata dell'emigrante in cerca di gloria. Al primo, infatti, bastò palesarsi in tutto ciò di cui era capace per incamminarsi nella storia del club capitolino. La leggenda (veritiera) dice che gli servirono qualche palleggio col cugino a bordocampo durante un'amichevole giovanile contro la Roma per convincere gli osservatori giallorossi che quello da prendere era il biondino tenuto ai margini della sfida per incomprensibili motivi protezionistici di chi l'allenava. La storia di Antonio, naturalmente 'Totò', inizia a Castello di Cisterna, particolarmente fertile in materia calcistica. Per approfondire, s'invita a consultare le origini sportive di Vincenzo Montella, o, per rimanere all'attualità, di Giammario Piscitella.
SCRITTE SUI MURI - Siamo all'alba degli anni '90 e mentre il muro più famoso della storia è appena caduto ricongiungendo gli umani sotto un'unica specie, Di Natale ne costruisce altri insieme al papà muratore con il quale lavora dopo aver abbandonato precocemente la scuola. Poi il provino con l'Empoli e il muro è abbattuto. Quel muro che invece a Francesco si ergerà davanti anni dopo, nel 1996. Duro da abbattere anche se di circa 180 cm e un'ottantina di chili, ma un ostacolo ruvido come le convinzioni di un argentino dopo aver vinto una Libertadores e successiva Intercontinentale con il Velez Sarsfield. Trionfi che spinsero a comporre dalla capitale il numero di Carlos Bianchi, con lo scopo di offrirgli la panchina giallorossa.
Totti lo scavalcherà nel febbraio dell'anno successivo, quando in occasione del torneo 'Città di Roma' divise in sillabe prima l'impronunciabile Borussia Mönchengladbach, dunque l'Ajax di Litmanen, l'uomo che, secondo le teorie di Bianchi, avrebbe dovuto sostituire proprio il giovane trequartista. Al termine del triangolare conquistato dalla Roma grazie alle giocate e ai gol del ventenne Totti Franco Sensi aveva scovato l'intruso:
"Totti ha giocato meglio di Litmanen -disse l'ex presidente giallorosso - e non lo dico per risparmiare. E' un giocatore della Roma e resterà alla Roma". Fu Carlos Bianchi a riprendere l'aereo per l'Argentina poco dopo così da permettere alla storia di dispiegarsi come doveva.
NORD E GOL - Mentre nel '97 Totti si era appena tenuto stretto la sua maglia, Di Natale cominciò a salire lo stivale che lo condurrà fino in Friuli. Se il 10 romanista era riuscito a scampare la partenza per Genova, l'attaccante partenopeo si spostò dalla Toscana alla provincia di Modena, dove risiedeva l'Iperzola, società che dopo varie fusioni tra cui quella con l'Atletico Van Goof, si è spenta due stagioni fa nei campionati dilettanti. E poi Varese, Viareggio e ancora Empoli, per capire cosa farne di quel talento. A 25 anni, Di Natale aveva preso la decisione e cominciava a fare sul serio: 13 gol in 25 partite nel 2003-04 che portarono l'Empoli al 13° posto e convinsero l'Udinese a chiederne il cartellino. Dopo aver cambiato 4 città e altrettante squadre nel giro di 7 anni, Antonio era finalmente giunto a casa. Ad accoglierlo c'era Luciano Spalletti con il quale conquistò l'accesso ai preliminari di Champions League prima che il tecnico di Certaldo accettasse la proposta della Roma.
Da Di Natale a Totti, quindi. E grazie anche all'intuizione dell'attuale allenatore dello Zenit, il giallorosso cominciò a mettersi in proprio: non consentiva solo agli attaccanti che gli si alternavano al fianco di segnare con continuità ma finì per essere lui il principale riferimento offensivo nel 4-2-3-1 che calzava deliziosamente sulle mutate caratteristiche di Totti. I quasi 100 gol segnati sotto la reggenza spallettiana scrissero il nome del capitano romanista nei vincitori della 'Scarpa d'Oro' oltre che tra i primi marcatori di tutti i tempi. Di pari passo incrementò i propri fatturati anche Di Natale che nelle ultime 5 stagione solo una volta non ha raggiunto i 20 gol stagionali.
E quando stasera condurranno Roma e Udinese per l'ennesima volta al centro del campo porteranno con sé 362 gol complessivi in serie A, una serie infinita di assist e giocate che hanno riempito le sigle di ogni programma televisivo dedicato al calcio, dozzine di muri abbattuti, oppure aggirati con un tiro ad effetto o ancora con un pallonetto. E ricorderanno al mondo che le bandiere (r)esistono ancora.
Mirko Bussi

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