SAUD: "Ho sempre sognato di giocare in Europa, sapevo che avrei dovuto lavorare duramente. Mi sono adattato in fretta in squadra, passo molto tempo con Le Fée, Ndicka e Koné" (VIDEO)

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sabato, 14 dicembre 2024 alle 9:03
KOORA BREAK - Contro il Braga è stata la notte di Saud Abdulhamid, terzino arabo arrivato alla Roma in estate dall'Al-Hilal. Il classe 1999 oltre ad essere diventato il primo saudita in Serie A, ha scritto la storia del suo paese riuscendo anche ad essere il primo a segnare con un club italiano. Saud ha recentemente rilasciato un'intervista in cui ha raccontato i suoi primi mesi in Europa, ecco le sue parole:
Come hai iniziato a giocare a calcio?
"Ho iniziato a scuola grazie a mio zio che mi ha spinto ad iscrivermi ad un accademia. Poi sono andato all'Al-Ittihad e ho iniziato a giocare lì, sebbene mio padre voleva che io mi concentrassi sui miei studi. Fortunatamente mi è andata bene".
Qual è stata la sfida più difficile che hai dovuto affrontare?
"Ce ne sono state molte. Per esempio, quando ero ad Ittihad durante la prima partita che ho giocato: avevo molta pressione addosso perché giocavo davanti a tante persone. Mi ricordo di aver giocato gli ultimi 20 minuti. Poi piano, piano sono diventato quello che sono oggi".
Sei arrivato a Roma e sei diventato il primo arabo a giocare in Europa League e in Serie A, hai pensato fosse una sfida difficile giocare in Europa?
"Prima di arrivare in Europa, ho sempre sognato di giocarci. La transizione dal campionato arabo alla Serie A è un grande step: un buon campionato, una nuova esperienza, nuovi tifosi. Sono differenti da noi. Sapevo che avrei dovuto lavorare molto per giocare. Pensavo fosse impossibile giocare dal primo momento ma ho sempre pensato che la mia chance potesse arrivare con il tempo giocando 10-20 minuti e contribuendo ad aiutare la squadra. Questo è quello su cui mi sto concentrando ogni giorno, lavorando duramente durante gli allenamenti. Qualche volta quando finisco la mia sessione, vado in palestra, devo essere all'altezza della scelta che ho fatto, è solo questione di tempo".
Qual è la tua routine?
"Mi sveglio alle 7, ma prima mi alzo alle 5 per pregare, poi faccio una pausa prima che l'autista mi venga a prendere alle 8. Arrivo alle 8:30 e me ne vado alle 14:30, passo quasi tutto il giorno nel centro sportivo. La differenza è che in Europa ci si allena la mattina e per me è la prima volta. Il primo passo per adattarmi è stato quello di riuscire ad andare a letto alle 21/22, come se fossi tornato a scuola. Ma sono felice con il mio programma, vedo già la differenza durante gli allenamenti".
Sei riuscito ad adattarti?
"All'inizio è stato impossibile adattarmi perché ero impegnato a trovare un posto, poi un altro problema è stato che sul gruppo si scrivesse solo in italiano ed è stato difficile tradurre le chat. A volte chiedo di scrivermi in inglese perché può essere più facile per me".
Stai valutando l'ipotesi di studiare l'italiano?
"Si, sicuramente. Mi sto già organizzando con un insegnante per poterlo imparare, devo farlo per potermi integrare. Parlo con i miei compagni che non parlano fluentemente l'inglese anche perché la maggior parte di loro parla in italiano".
Com'è la tua residenza?
"Sono quattro mesi che ci vivo e per il momento ogni cosa va bene, una città bellissima in cui è bellissimo camminare".
Qual è la cosa che più ti manca dell'Arabia Saudita?
"Prima di tutto la mia famiglia, soprattutto mio padre (che possa riposare in pace) perché so che sarebbe stato felice e fiero di quello che ho fatto e quello che ho raggiunto".
Come ti sei sentito quando hai ricevuto tutto quel supporto quando hai deciso di andare a giocare per la Roma?
"Non sono sorpreso, le persone arabe supportano alla grande questi grandi passi. Sinceramente ho sentito tanto supporto e di questo ne sono fiero. Anche se gioco solo 5 minuti vedo il grande supporto".
Hai visto le reazioni dei sauditi?
"Si, vedendo quanto sono fieri mi fanno sentire importante e lo so dal momento prima che la partita inizi".
Come vanno le relazioni con i tuoi compagni?
"All'inizio è stato difficile. Non puoi importi perché finiresti per non essere apprezzato. Ma ora tutti sono buoni e mi fanno sentire il benvenuto. Mi sono adattato in fretta con loro, mi sento parte di loro. I giocatori con cui passo più tempo sono Le Fée, Ndicka e Koné".

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