LE FÉE: "Ho scelto la Roma perché al Rennes non mi sentivo a casa. La prima volta all'Olimpico? Mi ha messo i brividi" (VIDEO)
Altre"Quando sono entrato nello spogliatoio non so se mi conoscevano, penso di no, ma si sono comportati come se ci conoscessimo da sempre e questo aiuta a metterti a tuo agio. La prima settimana è andata tutto bene, ma nelle successive ho fatto fatica a causa del caldo, sono una persona a cui piace correre, ma la preparazione atletica in Italia è stata difficile. Ciò che più mi ha impressionato è stato il numero di persone che lavorano dentro a questo club, ci sono più persone all'interno dello staff che giocatori e questo mi ha scioccato. Anche le strutture di allenamento sono incredibili, anche se la parte migliore è il pubblico. A Rennes o al Lorient solo qualche persona mi riconosceva, qua quasi tutti. Vivono intensamente il club e questo ti fa capire il salto in avanti".
"La prima volta allo stadio Olimpico sfortunatamente non sono partito titolare. Appena siamo entrati in campo e siamo passati davanti ai tifosi ho avuto i brividi, hai l'impressione di entrare dentro ad un'arena. Poi sono entrato in campo, ho giocato 15 minuti e mi sono fatto male".
"Su Twitter avevo visto qualche notizia sulla possibilità che potesse venire alla Roma e gli ho scritto per sapere se fosse vero. Lui per tutto il pomeriggio non mi ha risposto e ho dovuto scoprire dall'account Instagram della Roma la sua ufficialità. Poi l'ho chiamato e abbiamo parlato. Lui si è adattato subito grazie alla sua forte personalità sul campo. Fuori dal campo, invece, è il mio migliore amico. È un bravissimo ragazzo e abita a due minuti a piedi da casa mia. Con Ndicka componiamo un bel trio".
"Il suo sogno era quello di diventare un calciatore professionista. Sfortunatamente, questo è deragliato un po' presto e poi sono venuto al mondo. Penso che mi abbia regalato una maglia appena nato, Mi ha mandato ad allenarmi quando sapevo a malapena camminare. Ha fatto di tutto per farmi entrare in quel mondo. Penso che non abbia avuto difficoltà a farmi entrare perché era anche qualcosa di innato in me. E ricordo, abbastanza giovane comunque, di aver avuto la maturità per dirglielo che 'dove per lui il treno deragliava, per me continuava e alla fine sono riuscito a fare la scalata per poter entrare nel mondo professionale e nel potere fiorire in questo mondo".
"Ogni volta che lo andavo a trovare in carcere c'erano due o tre suoi amici che passavano dietro dicendo 'il futuro, il futuro'. Quindi sapevo già che dentro parlava molto di me. E poi sono riuscito ad arrivare nel mondo dei professionisti così lui ha potuto vedere le partite dal vivo e poi ha assunto una proporzione ancora maggiore perché tutto il carcere ha iniziato a guardare la partita. Appena sono arrivato, è venuto a trovarmi e mi ha parlato, non ero necessariamente visto come una star, ma ero visto più come il figlio di Jérémy, per esempio".
"Si è suicidato per non pagare questi ragazzi perché non poteva e non voleva chiedermelo. Per me se ha fatto così ora si sente meglio lassù e andrò a ridere con lui più tardi, quando lo raggiungerò".
APPENA ARRIVATO

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