22 ottobre 1978: prima vittoria in A dell’Avellino e l’inizio dei magnifici dieci anni nella massima serie

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sabato, 27 ottobre 2018 alle 16:36
GLIEROIDELCALCIO.COM (Eleonora D’Alessandri) – In uno stadio sempre pieno di affetto, passione ed entusiasmo, i giocatori, verdi come il campo, correvano e mangiavano gli avversari. Questa è la storia dell’Avellino in serie A, un’epoca lunga, entusiasmante, incredibile e appassionante.
Nell’ultima giornata del campionato di serie B, l’11 giugno 1978, l’Avellino guidato da Paolo Carosi, vince 1-0 in casa della Sampdoria, grazie ad una rete di Mario Piga e conquista la prima e ultima storica promozione in serie A.
Tutta l’Italia è incuriosita da questa squadra di provincia che in pochi anni è passata dalla serie C alla serie A. Con il nuovo allenatore Marchesi, tecnico elegante e decisamente pacato, l’Avellino affronta il primo campionato in massima serie con una formazione discreta: in attacco punta tutto sul centravanti Gianluca De Ponti, a centrocampo il famoso e storico capitano Adriano Lombardi (il cui nome verrà poi dato allo stadio n.d.r.).
L’avventura dell’Avellino non parte benissimo, tre sconfitte nelle prime tre giornate, contro Milan (0-1), Lazio (1-3) e con il Torino (0-1).
I meno romantici prevedono già un ritorno in B degli irpini che però, alla quarta giornata, ottengono la prima vittoria in casa contro il Verona con due reti, una di De Ponti e una di Massa. È il 22 ottobre 1978, una data che rimarrà indelebile nella mente e nel cuore di tutti i tifosi Avellinesi.
Dopo numerosi pareggi, due sconfitte, il piccolo Avellino batte prima l’Ascoli e ferma addirittura la Juventus e il Milan che a maggio sarà campione d’Italia.
La salvezza comunque arriva alla penultima giornata con la vittoria sull’Inter, con la firma di Mario Piga, autore in un anno del gol promozione e del gol salvezza. Dopo una rimonta all’ultima giornata sulla Juventus, l’Avellino resta definitivamente in serie A e in Irpinia è festa grande. Nonostante l’entusiasmo infatti, nessuno si aspettava un simile risultato a fine stagione… 26 punti, gli stessi della As Roma, due di distacco dalla zona retrocessione.
La stagione ’79/’80 è quella tristemente nota al calcio italiano legato alle scommesse, che vedrà coinvolto anche lo stesso Avellino. Ad inizio stagione oltre a De Ponti, la dirigenza acquista e affianca al bomber un certo giovane promettente di nome Andrea Carnevale, futuro attaccante del Napoli, della Roma e della storica nazionale. Una stagione da 27 punti ma soprattutto a cinque punti dalla terzultima e con una salvezza anticipata accompagnata dalla soddisfazione di vincere al San Paolo contro il Napoli, in casa contro la Juventus e Milan.
Nell’estate 1980, a causa della questione calcio scommesse, l’Avellino si trova a ripartire con 5 punti di penalizzazione. Molti prevedono una retrocessione mentre, nonostante l’handicap, i lupi biancoverdi lottano ogni partita e ne vincono alcune, realizzando sei risultati utili di fila.
Juary nella sua classica esultanza
La penalizzazione è quasi un lontano ricordo e i biancoverdi cominciano ad apprezzare anche il nuovo acquisto Juary, un attaccante tecnico e rapidissimo che successivamente diventerà idolo della tifoseria. A fine campionato l’Avellino festeggerà l’impresa: la terza salvezza in serie A.
Il 1980 è l’anno del terribile terremoto e la città di Avellino festeggia tra le macerie una piccola gioia.
Nella stagione ’81/’82, l’Avellino guidato da Vinicio e con lo sponsor IVECO sulla maglia, parte bene e resta imbattuto in trasferta per le prime due partite, pareggiando a Roma e a Udine. Nella seconda parte del campionato però si trova in difficoltà e il tecnico Vinicio lascia il posto a Claudio Tobia, voluto fortemente dal presidentissimo Sibilia, artefice del miracolo avellinese. Seppur con fatica la squadra irpina conquista un’altra salvezza, la quarta. Grazie al capocannoniere Juary, il campionato si chiude all’ottavo posto e la squadra è pronta ad affrontare una quinta stagione nella massima serie, dando modo un po’ a tutti i tifosi di calcio di appassionarsi a questa squadra giovane e senza paura.
La quinta stagione in A sarà di nuovo salvezza, nonostante il cambio in panchina tra Tobia e Marchioro e numerose sconfitte in trasferta. I biancoverdi chiudono all’ottavo posto accanto al Napoli.
La stagione ’83/’84 vede la permanenza in serie A con molta più fatica. Gli irpini confermano in panchina Veneranda e accolgono in attacco l’argentino Diaz. L’esordio è con il botto: 11 settembre 1983 battono il Milan 4-0 con reti di Barbadillo, doppietta di Bergossi e sigillo di Colomba. Non è ancora il Milan pluridecorato di qualche anno dopo, ma per l’Avellino questa vittoria contro il Milan, resta un’emozione straordinaria.
La stagione successiva è quella che celebra l’incredibile scudetto del Verona. Ad Avellino arriva ancora un nuovo tecnico, l’ex calciatore Angelillo che conduce ancora la squadra biancoverde alla salvezza.
Nell’estate dell’85 c’è di nuovo cambio in panchina che viene affidata al duo Robotti – Ivic confidando in una nuova salvezza. Ma il campionato non è inizialmente un granché. Dopo la sconfitta d’esordio con la Juventus, l’Avellino batte 3-1 i campioni d’Italia del Verona. Pareggia in casa contro l’Udinese in rimonta e perde con quattro reti di differenza contro il Como. Anche se poi arriveranno pure i successi interni con Roma e Inter, oltre ad altri successi con squadre medio piccole, l’Avellino si salverà solo con quattro punti di vantaggio sul Pisa che invece retrocede.
Il campionato ’86/’87, è il nono anno nella massima serie e sarà il migliore, con salvezza tranquilla e con 30 punti, record storico per i biancoverdi. Dirceu in super forma deliziò i tifosi irpini con giocate sopraffine, punizioni strepitose che il brasiliano trasforma quasi regolarmente in gol.
L’Avellino è molto più di una piccola realtà della provincia italiana, resiste in serie A da nove anni consecutivi e ha una società sana e una dirigenza competente, con una tifoseria più che appassionata. Nessuno immagina però che quello sarà l’ultimo anno e la fine del sogno è dietro l’angolo.
Il campionato ’87/’88 infatti si rivela inspiegabilmente difficile. Dopo una prima vittoria per 2-1 sul Torino, cede alla Juventus il suo gioiello Angelo Alessio, pedina fondamentale per la tattica di Vinicio, che viene così esonerato a beneficio di Eugenio Bersellini il quale tenterà disperatamente di salvare il salvabile.
La squadra però è inevitabilmente indebolita nonostante il nuovo acquisto Anastopoulos che si rivelerà un bidone. Nel girone di ritorno, nonostante una grande rimonta, retrocede in B con 23 punti.
La città reagisce con orgoglio e con la passione che l’ha contraddistinta nei gloriosi 9 anni precedenti, in fondo l’Avellino ha scritto una pagina storica ed indelebile del panorama sportivo italiano ed il 15 maggio 1988 lascia la Serie A tra gli applausi di tutto il paese.
Inter – Avellino 1-1 è l’ultima partita nella massima serie degli irpini la stessa che, per uno strano gioco del destino, è stata la partita di esordio in serie A.
Così si chiude un cerchio glorioso mai più riaperto e che gli appassionati di calcio romantico ricordano con nostalgia. In fondo, il simbolo del lupo non è sulle maglie dell’Avellino per caso.

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