Il Milan di Sacchi, il Barça di Guardiola, la Roma di Spalletti: le rivoluzioni devono attendere

L'anagramma di notizia
martedì, 16 agosto 2011 alle 00:15
“La rivoluzione non è questione di merito, ma di efficacia, e non v’è cielo. C’è del lavoro da fare, ecco tutto”. Parole di Jean Paul Satre, popolare scrittore e filosofo francese del Novecento. Tradotto: per un cambiamento radicale di usi e abitudini servono tempo e lavoro. E pazienza.
La storia del calcio, inoltre, insegna a non lanciarsi in opinioni definitive, quando si è davanti a qualcosa di nuovo. “Una rivoluzione culturale”, così la intendono i dirigenti della nuova Roma a stelle e strisce. Sia in campo che fuori. “Un calcio arrogante” e “normalità” per rifarsi alle parole di Sabatini e Baldini. Eppure, il malcontento per le ultime uscite della squadra di Luis Enrique c’è. E si sente. “Errori infantili, così non va”, ha sottolineato il tecnico asturiano negli spogliatoi del Mestalla. Sei amichevoli – boscaioli compresi – quattro vittorie e due sconfitte pesanti (con Psg e Valencia).
Non fu facile nemmeno per il primo Milan di Sacchi, la squadra che cambiò il modo di fare calcio. Nelle prime tre giornate della stagione ’87-’88, raccolse la miseria di tre punti (una vittoria, una sconfitta e un pareggio, campionato a due punti). Nessuno dalle parti di Milanello si scompose e la squadra rossonera finì col vincere lo scudetto, aprendo un ciclo di successi e bel gioco epocale.
Il Barcellona di Guardiola, la squadra leggenda di questi anni, all’inizio della stagione 2008-2009 – tre titoli vinti: Liga, Champions e Coppa di Spagna – zoppicò non poco: una sconfitta a Numancia e un pareggio col Racing Santander nelle prime due gare di Liga.
Spostando un pochino il tiro e venendo ad un esempio più vicino e meno pretenzioso, si arriva alla Roma di Spalletti, che ha divertito (tanto) e vinto (poco). Nel 2005-2006, anno delle undici vittorie consecutive (record fino a quel momento, ottenuto a cavallo tra dicembre e febbraio), l’inizio fu complicato: nelle prime sette giornate, i giallorossi ottennero due vittorie, tre sconfitte e due pareggi. E del bel gioco non se ne avvertiva nemmeno l’odore. Successivamente, con l’applicazione allenamento dopo allenamento, schema dopo schema, si arrivò alla meravigliosa creatura ammirata per qualche tempo in Italia, nel mondo e in Europa. “La rivoluzione non è questione di merito, ma di efficacia, e non v’è cielo. C’è del lavoro da fare, ecco tutto”. Già, ecco tutto.
Tiziano Riccardi

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