
LR24 (AUGUSTO CIARDI ) - Il male del terzo millennio, la noia. Tira brutti scherzi, perché si accompagna a un'aria truffaldina, ingannevole. E porta in dote una carovana di luoghi comuni, che nel calcio si traducono in operazioni nostalgia, che riesumano casi e faldoni che sembravano archiviati. Senbravano. Zlatan Ibrahomovic, classe 1981. Anni 38. Di onorata carriera. Ennesima voce, a Bologna, Milan, Napoli si aggiunge il nome della Roma. Quindi? Apriti cielo. “lo vado a prendere io”. “no vado io, lo porto a cavacecio”. “vado a nuoto a Los Angeles”. “la benzina la metto io, e je porto pure l’acqua co le recchie”. Non se ne esce. È sempre la solita storia. L’allenatore sbaglia due partite e si corre a vedere se Spalletti è libero o ancora sotto contratto. Se poi la crisi in campionato è acuta, ci vorrebbe Rocca e i suoi metodi da marine. I più nostalgici invocano i gradoni der Boemo. Se poi la crisi è in attacco, “la risolveremmo se avessimo ancora in squadra il Capitano”. Ma perché, Bruno Conti un quarto d’ora non se lo potrebbe fa’? Ci piace il vintage, il mondo va avanti ma noi corriamo in direzione opposta, non fosse che Pau Lopez sta convincendo tutti, scenderemmo in campo co Masetti ch’è primo portiere. Un tempo prendevamo per i fondelli chi a ogni gol di Totti rispondeva con una diapositiva di Piola. E per fortuna che in testa al girone meridionale della Serie A del 1915 non ci fosse la Roma sennò, per come ci siamo geneticamente modificati, chiederemmo noi l’assegnazione d’ufficio. Per fortuna questa bella figura la stanno facendo altrove, non troppo lontano da noi. La noia. La ripetitività di gesti e parole. Il conforto di ciò che è stato noto, quindi confortante. Anche se ciò che viene riproposto non è stato il massimo, che vuoi che sia, la storia si può mistificare, siamo quelli che nei tabellini di un Roma-Fiorentina di venti anni fa hanno cancellato i nomi dei marcatori per scrivere quello di Bartelt, che di gol con la Roma in campionato non ne ha mai fatti. Siamo fatti così. Sempre pronti a portare in spalla chiunque ci sia da acquistare, meglio se stagionato, sempre con la testa a chi ci ha allenato o ha promesso di allenarci, speranzosi che prima o poi Ancelotti rompa col Napoli per tornare a Roma. A quel punto, visto che il suo sogno era allenare Totti, ci convinceremmo, senza tanta fatica, che assieme al tecnico di Reggiolo andrebbe fatto un nuovo contratto al capitano. Ci pensi? Siamo nel 2020, la preparazione sui gradoni la fa Zeman, il codice disciplinare lo si affida a Rocca, e davanti, in attacco, Ibra e il Capitano. Con qualcuno in tribuna convinto che un quarto d’ora Bruno Conti se lo potrebbe ancora fa'. Stadio? Flaminio, ci mancherebbe.
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