Post Match - La virtù sta nel mezzo...spazio

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lunedì, 07 settembre 2026 alle 19:22
gasperini
LR24 (MIRKO BUSSI) – “Sarebbe stato difficile da spiegare…” dice Gasperini a commento della rimonta last minute della Roma contro l’Atalanta, rovesciata tra lo scoccare del 90’ e il recupero finale. Arrotolato il canovaccio della retorica tra cuore, grinta e “crederci sempre”, spezie comunque necessarie per dar sapore al piatto, restava il banchetto offensivo della Roma che, alla fine della partita, mostra uno scontrino mostruoso. A seconda delle fonti si oscilla dai 35 ai 39 tiri, tra chi considera o meno nel conteggio alcuni tentativi poi respinti. 25 quelli tentati dall’interno dell’area rigore, dove i giallorossi hanno sommato 78 tocchi: un dato totalmente fuori scala. Il contatore degli xG, anche qui variabile a seconda del metro utilizzato, sfiora i 3, da alcune parti sale fino a 4, in sostanza è ben oltre il raccolto effettivo della Roma.
Il risultato finale è l’estratto di un frullatore in cui la squadra di Gasperini ha costretto l’Atalanta fin dall’inizio. Costruzioni, riaggressioni, transizioni, frequente ricerca del lato debole, palle inattive, i pericoli arrivavano da ogni fonte immaginabile nel calcio. Molte di queste, però, avevano una zona precisa da cui la Roma faceva il proprio ingresso in area avversaria: quel canale, geograficamente situato tra lato corto dell’area del portiere e linea laterale dell’area di rigore, ormai noto come mezzo spazio. Teorizzato anni fa come “zona De Bruyne” per l’insistenza che aveva il centrocampista, ai tempi del Manchester City in quel periodo, ad attaccare la linea avversaria proprio in quel settore. Erano ancora anni in cui la maggior parte delle squadre si riferiva a principi difensivi di reparto, come quelli che la Roma ha trovato di fronte all’Olimpico nella nuova versione dell’Atalanta 2026/27.
Lì farà il suo ingresso in area Soulé, nell’atto decisivo della partita. Riempiendo di circoletti rossi i vari comportamenti difensivi dell’Atalanta, ancora in profonda fase di apprendimento sui nuovi riferimenti. Rimasto in ampiezza, infatti, l’esterno offensivo potrà godere di libertà inizialmente per i riferimenti zonali dell’avversario, poi ancor di più per la scelta di Zappacosta di rompere per arginare Dybala, innescato tra le linee, concedendo a quel punto il facile varco per Soulé. Da lì, la storia è ampiamente conosciuta.
Ma era da più di un’ora che la Roma martellava quegli ingressi, accedendo ripetutamente all’area di rigore dell’Atalanta. Già al 13’, infatti, un cambio di lato trova Wesley in ampiezza, con Bellanova chiamato ad uscire per accorciarlo. Si libera quel canale che verrà attaccato da Rodrigo Mora: proprio da qui, dopo aver scartato il proprio avversario, metterà il fiocco sul pallone che, dal colpo di testa di Mancini in piena area, provocherà i primi improperi romanisti della sera.
Al 40’, invece, una pregevole costruzione romanista porta Mancini oltre il centrocampo avversario e a rimontare uno scenario simile: di nuovo Wesley sul lato debole, stavolta però è Malen ad attaccare il canale preferito con una sovrapposizione che metterà in imbarazzo Bellanova, costretto al 2 contro 1. L’olandese, in area da quel mezzo spazio ambito, rientrerà fino a calciare da posizione particolarmente favorevole.
Di esempi se ne trovano a ogni scorcio di partita di sabato ma quello scelto al 71’ aiuta a comprendere perché, pur ripetendosi i punti di accesso, la Roma risultasse difficilmente arginabile per l’Atalanta. Ad attaccare quello spazio, infatti, non sono meccanici specializzati ma chiunque mostri il pass per accedervi. Se fin qui erano stati quinti, trequarti o attaccanti a proporsi in quelle zone altamente redditizie, stavolta è Hermoso. Lo spagnolo, dopo aver avviato la combinazione in catena su uno sviluppo offensivo, punta dritto verso il mezzo spazio. Sarà Wesley, sfruttando il movimento verso il centro di Castro, a portare il difensore romanista di nuovo nelle zone preferite dell’area dell’Atalanta. Da qui, appoggiandosi sul collasso della linea di Sarri verso la porta, il passaggio all’indietro diventa succulento per Soulé che mancherà l’occasione di tiro. Un’abitudine ben consolidata quella di rifinire con un passaggio a rimorchio dopo aver conquistato quelle zone, tanto che all’estero, spesso, quella porzione di campo viene sintetizzata come “cut back zone”. O zona Gasperini, magari, ormai da queste parti.

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