#AskMancini, il difensore risponde ai tifosi: "Dzeko è il più forte con cui ho giocato. Con Smalling mi intendo con uno sguardo"

17/12/2019 alle 14:14.
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Gianluca Mancini è stato intervistato a Roma Tv, per la rubrica di Roma Tv #Ask, dove ha parlato della sua attuale stagione in giallorosso. Il numero 23 ha parlato del suo rapporto con Smalling, con cui ha formato una coppia difensiva formidabile, della sua esperienza da centrocampista e del sorteggio di Europa League contro il Gent.

Come ti stai trovando alla Roma e nella Capitale?
"Alla Roma bene perché ho trovato un gruppo molto forte e sano. Qui c’è un mix di esperti e giovani. Mi sono trovato fin da subito molto bene. Non mi è mai sembrato di cambiare squadra. Con la città mi trovo molto bene perché è bellissimo, quando posso vado in centro con mia moglie scopriamo ogni volta cose nuove".

Cosa ne pensi del sorteggio di Europa League?
"Ci è andata bene anche se siamo arrivati secondi. Ci potevano capitare squadre molto forti. Loro hanno vinto il girone, sarà sicuramente equilibrata e l’affronteremo con la voglia di fare bene. Ora non si può sbagliare".

Quali sono le caratteristiche che ti rendono complementare a Smalling?
"Tante cose. Lui sta iniziando a parlare l’italiano. Capirsi con uno sguardo. L’inglese lo parlo in ambito calcistico. Noi con uno sguardo ci capiamo. Lui si applica al massimo, io su questo aspetto devo migliorare molto. È molto concentrato. Sull'impostazione magari posso avere qualcosa in più io. Non bisogna parlare solo di noi, anche Federico (Fazio, ndr) se c’è da dare qualche consiglio lo fa. Il mister poi sceglie e chi va in campo sa quello che deve fare".

Chi è stato l'attaccante più difficile da marcare?
"Ce l'ho in squadra ed è Edin Dzeko. Ho giocato qualche volta contro di lui e mi ha sempre segnato. Lo vedevo come uno dei top al mondo. E’ un 9 e un 10. Non è uno che sta lì sempre al centro, varia per tutto il campo".

Qual è il primo tatuaggio che hai fatto?
"Una strisca di Maori che ora è tutto il braccio".

Perché vieni sempre in chiesa a Primavalle?
"Sempre no. Ci sono stato una volta perché tra poco mi sposerò e abbiamo fatto un corso con il prete. Abbiamo visto come faceva la messa, poi in chiesa è giusto andare, quando posso ci vado".

Che mestiere avresti voluto fare se non avessi fatto il calciatore?
"La mia famiglia aveva una ditta di agricoltura e sono cresciuto là. Non era quello il mio sogno però. Da piccino avevo già quell'obiettivo di provarci e diventare calciatore, senza pressione perché non ne ho mai avute. Ho avuto la fortuna di realizzarlo".

Ti aspettavi di rendere così bene anche da centrocampista?
"Nasco come centrocampista, fino al primo anno di Primavera. Agli Allievi facevo un po’ e un po’. Il mister mi ha parlato in emergenza. Ho fatto buone partite, ma il merito è stato di una squadra, quando un singolo riesce ad esprimersi in un ruolo non suo tanto merito va dato alla squadra. Avevo in coppia Jordan che correva per due. Io tappavo qualche buco, anche se con i piedi non ho paura di giocare. E’ stata una cosa nuova anche per me e mi ha dato soddisfazione. In difesa mi sento che posso migliorare ancora. A centrocampo è stata una novità, però la novità spicca quando uno fa bene. A centrocampo sopra di tanto non vado più, se c’è un’emergenza ci torno volentieri per aiutare la squadra".

Chi è il tuo migliore amico in squadra?
"Spinazzola lo conosco da 5 anni e mezzo. E’ un amico non solo nel calcio. Con Lorenzo Pellegrini nel ritiro dell’Under 21 ci siamo presi da subito".

Come ha fatto Miki ad imparare così in fretta l’italiano?
"Quando arrivò già parlava qualcosa. E’ molto intelligente".

Chi è il compagno più scherzoso?
"Ce ne sono tanti. Siamo genuini, sani. Posso dire Florenzi, Antonucci che quando apre bocca ci mettiamo tutti a ridere".

E’ vero che l’inno della Roma mette i brividi?
"Sì. Ma anche quando entriamo in campo quando si sente i tifosi urlare. Quando sei sotto al tunnel e senti l’inno è bellissimo. E’ veramente bello, un inno così ti mette emozione".

Carbonara o amatriciana?
"Carbonara".

Hai scritto a Babbo Natale?
"Si, vediamo se mi porterà qualcosa".