Totti: «Mercoledì grande Roma»

La penna degli Altri
lunedì, 15 aprile 2013 alle 8:39
IL ROMANISTA (L. PELOSI) - Francesco Totti una cosa simile l’aveva già fatta, proprio contro il Torino. Era il 16 gennaio 2008 e la Roma disputava il ritorno degli ottavi di finale di Coppa Italia, dopo aver perso 3-1 all’andata in casa dei granata. Si andava stancamente verso l’eliminazione, in un clima di rassegnazione, quando al 13’ del secondo tempo Spalletti mise in campo Totti. Il suo ingresso in campo risvegliò l’Olimpico. Cambiò la Roma,
Una cosa non proprio uguale a ieri, ma, appunto, simile. Andreazzoli l’ha fatto partire dalla panchina pensando alla gara di mercoledì contro l’Inter (e non, come diceva un opinionista distratto, per dimostrare che ha la squadra in pugno. Quelle sono mosse alla Ranieri, che poi producono un rigore per la Lazio). Entrato in campo Totti sull’1-1, però, intanto è cambiato l’assetto del Torino. Poi dal piede del Capitano è partita la palla per Lamela, che s’è inventato il gol del 2-1. Da quel momento in poi, Totti non ha fatto nulla di eccezionale, ma, come sempre, qualcosa di fondamentale.
C’era. Lo sapevano gli avversari, che cercavano il pareggio ma non potevano mollarlo. Lo sapevano i compagni, che andavano da lui sapendo che qualcosa di buono sarebbe successo, anche solo il semplice tener palla. Si chiama carisma. Quell’effetto così, a compagni e avversari, lo fanno solo i grandi campioni. L’ha fatto Messi, in settimana, al Nou Camp. E’ entrato sull’1-0 per il Paris Saint Germain, ha scosso pubblico, compagni e avversari. Ha partecipato all’azione dell’1-1, prima e dopo non ha fatto praticamente nulla. Ma l’ha vinta lui, perché c’era.
Era la caratteristica più importante di Michael Jordan, più ancora di tiri decisivi, schiacciate, difesa, e tanto altro eccetera. Ti guardava in faccia e avevi perso. Carl Lewis sparava tutto al primo salto, poi si fermava a guardare gli altri che già sapevano di dover lottare per il secondo posto. Alberto Tomba scendeva nella seconda manche, quelli che erano finiti davanti a lui nella prima vedevano il tempo e cominciavano a sbagliare. Tornando al basket, quando nel 1970 si sparse la voce che Willis Reed, pur infortunato, avrebbe giocato gara7 di finale tra Knicks e Lakers, il Madison Square Garden andò in ebollizione. Partì in quintetto, pieno di analgesici e fasciature, segnò i primi 2 canestri dei Knicks e il Madison venne giù, spingendo la squadra alla vittoria. Reed non fece praticamente nient’altro, 11 punti in totale, ma l’aveva vinta lui. Ieri l’ha vinta Francesco Totti. Perché c’era. I campioni vincono così. E sono tali perché guardano subito alla prossima partita.
«Il Torino è una squadra ben organizzata, fisicamente in salute ed ostinata: il classico avversario che non molla mai fino all’ultimo secondo. Quella di ieri è stata una partita difficoltosa, giocata inoltre su un campo sempre molto caldo. Nonostante questo siamo riusciti a prendere i tre punti e si tratta di un risultato essenziale per migliorare la nostra classifica. Ora è il momento di pensare esclusivamente a mercoledì. Sappiamo che cosa ci giocheremo a San Siro: dentro o fuori, con la finale di Roma come posta in palio. Servirà una grande Roma»
. Parola di Francesco Totti.

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