Roma, gara della verità

La penna degli Altri
sabato, 29 ottobre 2011 alle 13:31
CORSERA (L. VALDISERRI) - Rivedere la squadra di Genova con due correzioni: più efficacia nelle finalizzazioni, più concentrazione nella fase difensiva. Questo chiede Luis Enrique alla sfida contro il Milan in cui arriva debilitato dall'influenza e infastidito dalle critiche di chi capisce poco il suo gioco e ancor meno le sue scelte sempre diverse.

«Sarà una partita molto interessante, vedremo come ci arriviamo alla terza partita in una settimana. Contro il Genoa ci sono mancate un po' di cattiveria negli ultimi metri e un po' di concentrazione nei due gol subiti. Se non controlli entrambe le aree, se non sei cattivo in quella avversaria e forte nella tua, poi vai in difficoltà. Entrambe le situazioni sono importanti. Contro il Genoa, però, ci sono stati possesso palla, superiorità, volontà di fare la partita. È stata la migliore gara da quando sono qui. Tutti pensano solo al risultato, ma io vedo anche altre situazioni, o almeno ci provo. Altre partite che abbiamo vinto, magari, le abbiamo giocate peggio e il risultato ha nascosto gli errori».
C'è un rilievo che Luis Enrique non accetta e nasce dalle parole che Vincenzo Montella ha detto dopo aver fermato la Lazio all'Olimpico: «Se mi sento privilegiato perché, venendo dall'estero, i tifosi sono stati più clementi con me? Certo che sono un privilegiato: faccio il lavoro che più mi piace e sono l'allenatore della Roma. È difficilissimo arrivare qui e per questo cerco di sfruttare l'occasione, di divertirmi e di fare divertire i tifosi, anche se a volte non ci riesco. Non sono preoccupato sul mio futuro. Quando non sarò più l'allenatore della Roma ce ne sarà un altro e la Roma avrà comunque una squadra forte. Non preoccupatevi per me, perché anch'io sarò comunque felice facendo altro».
Lo incalzano. Ma la classifica non conta? La Roma sta giocando un campionato di preparazione al futuro occupandosi poco del presente? Risposta secca: «Tutti dipendiamo dalla classifica, è normale, anche se io non la guardo. Non conosco la nostra posizione esatta, però i risultati parlano per il nostro lavoro. È sempre stato così e sempre sarà».
Per provare a battere il Milan non ha chiesto consigli a Guardiola: «Lui il Milan lo conosce bene, ma sono tanti mesi che non parlo con Pep. Abbiamo tutti e due tanto lavoro da fare. Io forse un po' di meno, però a me serve più concentrazione
. Quella che chiede alla squadra per non ricadere negli errori di Marassi. Il Milan, squadra molto ma molto più forte, non li perdonerebbe.

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