Otto gol, quattro in un colpo solo. Un volo da aeroplanino, altro che Olympia...

La penna degli Altri
sabato, 06 novembre 2010 alle 12:23
IL ROMANISTA (L. PELOSI) - Uno come Vincenzo Montella, il derby ce l’ha dentro. Magari lo soffre, ma proprio per questo lo conosce e quindi sa vincerlo. E’ stata Genova a prepararlo a dovere, come non poteva essere altrimenti per uno che alla sua prima stagione in Serie B ha segnato 21 gol con la maglia del Genoa e poi è passato alla Sampdoria. E pensare che nel finale di stagione lo staff tecnico rossoblù aveva deciso di tenerlo a riposo per non rischiarlo nella stagione successiva...
talmente bella da essere vera. Dopo mezz’ora la Roma era in vantaggio 4-0, Marchegiani piangeva, Nesta cascava – non era la prima volta, non fu l’ultima - nella finta di Delvecchio, che faceva due gol, mentre altri due li segnava proprio Vincenzo Montella. Doppietta al primo derby, neanche fosse Genoa- Samp. Due gol da Vincenzo Montella, quelli del 2-0 e del 4-0. Un cucchiaio dal limite dell’area in contropiede e una rapina tra Mijhalovic e Marchegiani, su un lancio di Mangone. E l’aeroplanino, per un volo vero e sincero, mica un’aquila ammaestrata. «Questa sì che è una soddisfazione, questi due gol sono solo per me – disse a fine partita, non dimenticando le sostituzioni che cominciava a subire da Capello – Tutti ci davano per spacciati, ma abbiamo giocato alla perfezione e stravinto. Per me è la prima volta. Non avevo mai vinto un derby». Al ritorno anticipò i tempi, in gol al secondo minuto, sinistro al volo su assist di Totti. Forse troppo presto, dato che poi vinsero i cattivi con i gol di Nedved e Veron.
Ma se pensi al derby e a Vincenzo Montella non puoi che pensare al 10 marzo 2002. Lui, che con quel rigore sbagliato nel 1996 aveva perso l’opportunità di diventare il primo a segnare tre gol nel derby di Genova (ce l’ha fatta poi Milito, due anni fa), divenne il primo e unico a segnare 4 gol nel derby di Roma. Altro che la tripletta di Manfredini nel 1960. Due colpi di testa, lui «alto 1 metro e 20», per dirla con il Carlo Zampa che allora la gente si registrava nelle cassette e che oggi ritrovi su youtube, in faccia a Nesta e un rimpallo rubato al capitano della Lazio che nell’intervallo abbandona la nave. E’ la loro storia. Loro hanno avuto anche capitani che li hanno messi in mora (Zauri), romanisti (Liverani), mercenari (Di Canio), scappati (Oddo). Nesta quella sera si perde il quarto gol di Montella, una bomba da fuori area sotto la traversa, e la sua esultanza con occhio nero causato da un abbraccio troppo vigoroso di Lima. Non doveva neanche giocare, Capello cambiò idea all’ultimo e Batistuta la prese malissimo, abbandonando il ritiro. Chissà se lo ricordano, quelli che se la sono
presa con Totti per non essere rimasto in panchina dopo la sostituzione contro l’Inter. A proposito di Totti, fu proprio il suo cucchiaio a sigillare il 5-1 finale nel giorno della quaterna di Montella. «Mi piacciono tutti e quattro, ma la sensazione del primo... il corpo a corpo con Nesta, un confronto dal quale esco vincitore. Bellissimo. Un gol da centravanti puro. Poi quello del 3-1, quando la Lazio ci sta mettendo in difficoltà e io rispondo con un colpo di rapina e destrezza». In tribuna la moglie Rita si commuove. Il 16 aprile 2003 Rita non è più al suo fianco, perché la vita riserva sconfitte che nessun derby potrà mai colmare. Vincenzo soffre, segna poco, perde il posto da titolare. La Lazio di Mancini ha più punti della Roma, ma sono sempre gli anni del «non vincete mai». Due pareggi in campionato, mentre in Coppa Italia continua a vincere la Roma: 2-1 all’andata, con i gol di Cassano ed Emerson. Al ritorno tocca a Montella, che sa sfruttare la sua occasione. Dopo 10’ del secondo tempo e gli assalti inutili dei biancocelesti, Vincenzo segna il gol più "montelliano" di tutti quelli da lui realizzati contro la Lazio. Su un colpo di testa di Samuel, fa quello che solo lui avrebbe fatto. Segue comunque il tiro, hai visto mai che Marchegiani si sbaglia? E infatti sbaglia, non trattiene il pallone, ma prima che possa bloccarlo arriva il numero 9 e insacca. Gol e qualificazione, Lazio eliminata. Non solo «non vincete mai», ma continuate a perdere.
Otto gol, solo Delvecchio e Da Costa hanno fatto meglio. Quattro in una partita sola, nessuno ha fatto meglio. Sì, Vincenzo Montella era uno che sapeva cos’era il derby. E lo sa ancora, oggi che è allenatore dei Giovanissimi Nazionali e che in campionato ha battuto due volte su due la Lazio. Oggi che, accanto a Rachele, ha cancellato anche le sconfitte della vita.

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