C’erano la nostalgia e l’entusiasmo, nel ritrovare un vecchio amore con la voglia di farsi vedere più belli di quando ci si era lasciati. E la Roma s’è presentata al Real Madrid di José
Mourinho con i fiori del Malen. L’Olimpico ha sussultato, immaginando come Edipo di incoronarsi con il parricidio di Mou. E invece. Dimmi cos’è, José. Cos’è che ha combinato la Roma, in questa notte. In una settimana in cui l’Europa sembrava in discesa per tutte tranne che per lei, ha scalato il proprio Everest arrivando a tanto così dalla cima. Per poi rotolare giù, giù, facendosi malissimo quando già sentiva l’aria dell’impresa. Da 3-1 a 3-4 in 7 minuti, gli ultimi, affondata da un altro vecchio amico, Toni Rüdiger, allo scoccare del 90’, come la carrozza che ritorna zucca a mezzanotte. […]
Tutto era iniziato con un bacio. Quel bacio lanciato quasi di nascosto da Mou ai tifosi che invocavano il suo nome esponendo le gigantografie di quel passato insieme, forse per addolcirne il cuore di pietra. José, spietato, non s’è fatto commuovere. La concessione alle raffiche romaniste è durata i venti minuti che sono serviti a De Roon per arrotare un destro violentissimo (deviato da Konaté) sotto la traversa di Courtois insieme alle perplessità di chi lo aveva accolto storcendo la bocca. […]
Ha qualcosa di simbolico che ad aprire la serata di Gasperini sia stato il figlio in campo, quello con cui per tutta l’estate ha continuato a sentirsi nonostante la distanza tra la capitale e Bergamo, sperando di riabbracciarlo. Forse, l’unico vero amico che abbia a Roma. Ma la sorte è sempre spietata e così a regalare a Mourinho il pari è stato forse il più fedele dei pretoriani che aveva a Roma: quel Gianluca Mancini che prima ha mancato l’intervento di testa, poi, dopo il goffissimo liscio di
Hermoso, ha deviato in porta il tiro di Mbappé. […]
Nel frattempo però qualcosa si era rotto. O meglio, qualcuno:
Koné, le gambe di una Roma con tanta testa e tanto cuore, ha detto basta tirando la maglia sugli occhi fradici di lacrime, un muscolo lo ha abbandonato e dalla reazione non sembra una cosa lieve. Spera Gasp per lui e per Dybala, che ha aspettato solo qualche minuto in più, l’intervallo, per dire stop. E chi l’avrebbe detto che proprio il suo sostituto avrebbe rianimato la Roma: Mora o mai più, deve essersi detto Gasp. E allora Mora. Che appena entrato, approfittando dell’errore di uno spettrale Vinicius, ha steso sui piedi di Malen il red carpet per la gloria. Imitato da Soulé: 3-1. L’Olimpico esplodeva per l’uno-due devastante, violentissimo, alla mascella del mito José. Che da quel momento è come sparito, ammutolendosi e rintanandosi nella panchina a cercare l’alchimia. […]
E l’ha trovata. Un pezzo alla volta, pescando dal tesoro che aveva lasciato a guardare. Con Endrick al posto del fantasma di Vini Jr il mondo si è ribaltato. E poi, uno dietro l’altro, Arda Guler, Bernardo Silva, Carreras, Espi, ricambi da 40 milioni di stipendi annuali da aggiungere ai 195 dell’undici iniziale. È proprio Espi ed Endrick l’hanno rimessa in piedi, sfruttando i calci d’angolo di Guler e di Bellingham che la Roma si era arresa a concedere, senza sapere però come affrontarli. Il capolavoro di Gasperini, sfregiato in 7 minuti. Il tecnico giallorosso alla fine aveva il groppo in gola: «Ci siamo piantati sul traguardo, nel modo meno previsto, su situazioni di calcio d’angolo. Eravamo paralizzati, eppure loro gli angoli li avevano tirati anche nel primo tempo e non c’era stata mica questa negatività. Siamo stati passivi e abbiamo perso una partita che avevamo condotto in modo netto, li avevamo surclassati in tutto, dovevamo fargli più gol prima».
(repubblica)