Otto minuti e tre calci d’angolo. Sembra un gioco da tavolo. Anzi no, uno di quelli da ragazzi al campetto sotto casa. Oppure è semplicemente la Champions League, il territorio preferito di quel diavolo di José
Mourinho, che nella maniera più beffarda che esista eccolo lì che saluta, ringrazia per l’affetto e si porta via tre punti contro la sua ex Roma. Al 38’ del secondo tempo la squadra di
Gasperini era avanti 3-1. Risultato strameritato, per il gioco espresso e per la capacità di tenere ritmi che gli spagnoli neppure avvicinano, collettivamente. Poi però Malen e compagni decidono di suicidarsi, dimenticando come si difende su calcio piazzato. Espi prima, Endrick — fenomenale il suo ingresso in campo, si capisce ancora di più perché la Roma e il Milan lo vorrebbero a gennaio — e infine Rudiger (altro ex) firmano un ribaltone clamoroso. Un altro 4-3 doloroso, dopo quello dell’Inter contro il Bruges. E un poker assai antipatico per il nostro calcio, quattro sconfitte su quattro partite di Champions. […]
E sì che il rischio di quando affronti squadre come il Real Madrid è la frustrazione. La frustrazione di giocare un primo tempo quasi perfetto come quello della Roma, tra pressione, ritmo, letture tattiche. Epperò il rischio è dietro l’angolo, specie per una squadra come quella di Gasperini che se la gioca uomo contro uomo a tutto campo. Il 3-4-2-1 si schiaccia in fase difensiva in un 4-4-2, con Wesley dirottato a controllare il contachilometri di Vinicius e Mancini alzato su Bellingham. Il piano funziona, la Roma gioca nella metà campo del Real, va vicino al vantaggio prima con Hermoso e poi con Dybala e poi passa con la specialità della casa, il recupero alto della palla. È Dybala, prima della metà del primo tempo, a buttarsi in scivolata per rubare un possesso, da lì la Roma muove il pallone fino a mandare al tiro De Roon, il cui destro leggermente deviato da Konaté finisce in porta. De Roon che nel frattempo era rimasto orfano di Koné, uscito dopo poco più di un quarto d’ora per un guaio muscolare. La frustrazione, dicevamo. Basta nulla per accendere l’attacco di Mourinho. Quel poco lo mette involontariamente Hermoso, che buca e di fatto manda in porta Mbappé per il pareggio, al primo tiro in porta della serata. La Roma un po’ accusa il colpo e cala il ritmo, ma è questione di 5 minuti. […]
Nel secondo tempo Gasp è costretto a giocarsi la carta Rodrigo Mora al posto di Dybala, uscito per un risentimento muscolare. La mossa è giusta, perché praticamente al primo pallone toccato il portoghese imbuca per Malen e il 2-1 è gioco fatto. La Roma vola sull’entusiasmo, pochi minuti più tardi Soulé taglia il campo da destra verso il centro e replica la giocata centrale per Malen, che fa doppietta: 23 gol nell’anno solare per l’olandese, uno in più di Mbappé. Gasp in paradiso e Mourinho all’inferno, avviato verso la terza sconfitta stagionale. Ma poi, riecco la frustrazione. Basta abbassare un po’ il livello o che arrivi un po’ di stanchezza. Oppure basta che i nuovi entrati — Balerdi prima e poi Koulierakis — non replichino le prove di Mancini ed Hermoso e addio sogni di gloria. Bastano i tre calci d’angolo di cui sopra, appunto. Mourinho batte Gasperini: per la Roma è la prima sconfitta stagionale. Vatti a fidare degli (ex) amici.
(corsera)