Dzeko capocannoniere, il cigno di Sarajevo ha spiccato il volo

La penna degli Altri
mercoledì, 08 febbraio 2017 alle 21:30
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ILPOSTICIPO.IT (M. MUOIO) - Con la doppietta di ieri alla Fiorentina Edin Dzeko ha raggiunto quota 17 reti in campionato, diventando capocannoniere del torneo: staccati Icardi, Belotti e Higuain, scavalcato Mertens. Con 24 reti complessive in 32 presenze è inoltre il terzo miglior marcatore europeo dopo Messi e Cavani. Numeri impressionanti che certificano la rinascita del cigno di Sarajevo, di cui molti lo scorso anno già giuravano di udire il triste canto: troppo macchinoso per la Serie A, si diceva, poco cattivo, andava rimandato in Inghilterra o altrove. Il West Ham in estate lo avrebbe accolto a braccia aperte, lui ha deciso di rimanere per conquistare Roma e far ricredere l’Italia. C’è riuscito. Un anno fa, più o meno di questi tempi, sedeva in panchina nella gara in casa contro la Sampdoria; Spalletti gli preferì Perotti falso nueve, soluzione che avrebbe poi adottato quasi sempre fino a fine stagione. Oggi l’area di rigore avversaria è di sua esclusiva proprietà e con 15 partite ancora da giocare ha già doppiato il numero di realizzazioni della scorsa stagione, appena 8. Solo in Germania, con la maglia del Wolfsburg, riuscì a fare meglio di così, stando alle proiezioni potrebbe stabilire un nuovo primato.
DZEKO: COS’È CAMBIATO
Tutto. E niente. Dzeko è sempre stato un grandissimo attaccante, il problema era nella testa. Lo scorso anno aveva iniziato alla grande con il gol alla Juve, quindi qualche partita sottotono e i primi mugugni di un ambiente svelto nel deprimersi quanto nell’ infiammarsi. La Roma era poi entrata nel vortice di pessimi risultati che compromisero la corsa scudetto già a gennaio e portarono all’ esonero di Garcia; se ti chiami Dzeko e non segni sei il primo a salire sul banco degli imputati. Una situazione totalmente nuova per un attaccante abituato ad essere osannato in Inghilterra come in Germania. Uno stato di incertezza che in campo si manifestava sotto forma di errori troppo grossi per essere veri. V’era, se vogliamo, anche una questione tattica: la Roma da anni proponeva un impianto di gioco non strutturato per un 9 puro, il terminale offensivo era sempre stato Totti, con qualche piccolo spazio per i vari Destro o Osvaldo. Comunque, a rimettere insieme i pezzi arriva Spalletti; il tecnico di Certaldo decide di optare per il tridente di movimento con Perotti falso 9 e con questo i giallorossi ritrovano gioco e risultati. In più la querelle Totti, che di riflesso, per questioni di ruolo, danneggia anche Dzeko. Il bosniaco chiude la stagione col misero bottino di 10 reti in 39 presenze fra campionato e coppe. In estate Spalletti ha fatto un lavoro importantissimo sul piano psicologico, gli ha ribadito la fiducia e l’ha rimesso al centro del progetto tecnico come pure dell’attacco, accantonando il tridente leggero: all’esordio in campionato contro l’Udinese Dzeko partiva titolare e segnava il primo gol, dopo 5 partite ne aveva già fatti 5. Che qualcosa fosse cambiato s’era visto subito. Inoltre, il nuovo modulo con Nainggolan rifinitore/incursore pare esaltarne le caratteristiche. Oggi il tecnico se lo coccola in privato e davanti ai giornalisti, alternando comunque parole al miele con leggere punzecchiate quando non lo vede troppo determinato.
NUMERI
In carriera, Dzeko non segnava più di 16 gol in campionato dalla stagione 2009-2010, quando vestiva la maglia del Wolfsburg. Quell’anno con i lupi chiuse a quota 22 in Bundesliga e 29 totali contando le coppe. Aveva fatto ancora meglio nella stagione precedente, quella dello storico primo titolo per il Wolfsburg, quando realizzò 26 gol in campionato e 36 complessivi. Al City non è mai andato oltre i 16 del 2013-2014 – 26 in tutte le competizioni –, fermandosi a 14 nelle due annate precedenti. Non si è mai laureato capocannoniere, nel 2008-2009 venne beffato dal compagno di squadra Grafite che ne fece addirittura 28. Per ora guida la classifica marcatori della serie A, potrebbe essere la volta buona.

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