
LR24 (AUGUSTO CIARDI ) - A oggi possiamo trarre spunti personali basati su dati parziali. Giusto farlo, tenendo in debita considerazione l'opportunità di esprimerli in modo equilibrato. Perché la Roma non ha scelto il suo allenatore in base al numero di calciatori del vivaio da fare crescere o all'impronta di joga bonito da registrare come marchio di fabbrica. La Roma ha scelto l'allenatore nella logica speranza di tornare a ottenere risultati, col primo step da compiere verso la zona Champions League, che non varrebbe un trofeo in bacheca, ma che nel calcio in debito di ossigeno vale, per i commercialisti dei club, più di una coppa. La proprietà precedente aveva individuato per tempo l'obiettivo: stanziare nelle zone nobili per avere vetrina europea nella massima competizione continentale per club, ma anche per ottenere soldi vitali. Un corredo di gaffe presidenziali e un ultimo biennio disastroso hanno cancellato ciò che di buono era stato costruito e consolidato. L'attuale proprietà ha fatto i conti con ciò che ha ereditato, e ha deciso di correggere il corso della squadra per ripristinare il collegamento con la competitività ma anche per evitare iniezioni continue di decine di milioni di euro.
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