Nela: "Dal Barone alle barriere in curva. Com'è cambiata la mia Roma"

La penna degli Altri
di zzz
domenica, 27 novembre 2016 alle 14:31
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IL TEMPO (A. SERAFINI) - «Correndo, correndo», Sebino non si è mai fermato. Un pezzo di storia romanista, che continua a battere nel cuore di Trigoria. Da quando poi sono state riaperte le porte del Tre Fontane, è scoccata un’altra scintilla nella carriera giallorossa di Nela, perché l’appartenenza al passato è l’unico modo per migliorare anche il futuro. In quell’impianto, l’ex difensore della Roma ha accumulato i ricordi più importanti della sua carriera, un allenamento dopo l’altro al fianco di Nils Liedholm fino alla conquista del secondo scudetto. Quello della stagione ’82-’83 che seguì lo storico tricolore conquistato nella stagione ’41-’42. Nela ricopre da circa un anno il ruolo dello SLO all’interno della società giallorossa, praticamente è l’anello di congiunzione del club per migliorare e implementare i meccanismi di dialogo e comunicazione con la tifoseria.
Che effetto le provoca rivedere la maglia giallorossa all’interno del Tre Fontane?
«Non è una sensazione facile da spiegare, ho così tanti ricordi di quei tempi, di quel campo. Diciamo che non è stato mai cancellato dalla mia vita, io abito all’Eur e ogni volta che passo lì davanti getto uno sguardo, un modo per dire che non l’ho mai perso di vista».
Poi c’era Nils Liedholm.
«Il mister aveva una visione totale del calcio, per me era avanti a tutti di almeno trent’anni. Affrontava le cose seriamente sempre con il sorriso, con una battuta detta al momento giusto per sistemare le cose».
Però si lavorava duro.
«Chiedetelo a chi all’epoca poteva essere considerato un novellino. Quando gli altri andavano via dal campo d’allenamento, i più giovani come me, Righetti, Bonetti rimanevano tutti insieme al “Barone”. Anzi ora che ci penso soprattutto i difensori. Ti si piazzava davanti e vai con il pallone da colpire contro il muro: si cominciava a due metri, poi a dieci, poi a venti, se c’era un modo semplice di farti migliorare nei fondamentali allora Liedholm lo conosceva. E lo applicava sempre vicino a te, guardandoti negli occhi».
Prima l’inaugurazione del campo dedicato ad Agostino Di Bartolomei a Trigoria, adesso il Tre Fontane e tante iniziative dedicate alla Hall of Fame della storia romanista. Èunalinea precisa intrapresa da questa società.
«Una scelta corretta per come la vedo io. Ognuno giustamente ha un proprio pensiero su questa società, ma rispetto al passato qualcosa è cambiato. Diciamo che adesso c’è un’attenzione particolare, si sono semplificate tante cose anche per chi era stato dimenticato e ora è tornato a sentirsi parte attiva della storia di questo club».
C’è un motivo particolare?
«L’amore di chi ha la Roma nel cuore può sempre diventare una risorsa. Durante la Hall of Fame ho visto sempre grande disponibilità da parte dei protagonisti che quel giorno la rappresentavano, diventando sempre di più possiamo organizzare qualcosa di nuovo per mantenere nitida la storia del club».
Di questi tempi ci sono sempre meno tifosi all’Olimpico.
«Purtroppo si è creata questa situazione, ma è un tema che si sta affrontando e valutando a livello istituzionale. Ovviamente speriamo tutti di poter rivedere tutti i settori pieni il prima possibile, io sono uno di quelli fortunati perché quando giocavo lo stadio era sempre stracolmo. Da fruitore di certo non è bellissimo vivere questo scenario, ma oltre al problema particolare che si sta vivendo a Roma c’è proprio un cambiamento fisiologico all’interno degli stadi italiani. Vedere la partita in tv ha cambiato molte cose, questo però è un altro discorso che esula dalla situazione capitolina».
L’assenza del pubblico di casa quanto toglie alla stagione di una squadra?
«Non si può quantificare a livello di punti, ma sicuramente ti dà uno stimolo diverso per affrontare i momenti più delicati o spingerti ulteriormente quando le cose vanno bene. Faccio un esempio,l’anno che abbiamo giocato al Flaminio è stato clamoroso, abbiamo chiuso un’ottima stagione senza avere uno squadrone straordinario. Per me non è un caso».
Riusciremo prima o poi a non vedere più le barriere all’interno delle curve dell’Olimpico?
«Al momento non ci sono soluzioni sulla questione. Da una parte i tifosi della Roma che hanno deciso di non entrare finché non saranno eliminate, dall’altra la posizione delle istituzioni che non interverranno finché gli stessi tifosi non si ripresenteranno dando ulteriormente la dimostrazione di comportarsi bene. Due posizioni molto lontane».
Lei che cosa si sente di dire in merito.
«I tifosi della Roma non hanno fatto nulla di male, è tantissimo tempo che non succede nulla all’Olimpico. Mi dispiace, è un peccato,perché vedrete che questa sarà una bella stagione. Di una grande Roma».

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