Post Match - L'anestesia del dentista

Post Match
martedì, 17 marzo 2026 alle 14:07
pmcmrm
LR24 (MIRKO BUSSI ) - Da ormai oltre un decennio Gasperini ha posto un problema a lungo irrisolvibile, o quasi, al calcio che si ordinava su elementi posizionali. Al punto che il massimo esponente del movimento, Guardiola, gli aveva consegnato pubblicamente il titolo di dentista, in una metafora particolarmente efficace per far comprendere il grado di fastidio che provocava condividere il campo con quell'Atalanta. Quel tempo e spazio, che universalmente veniva tramandate come le coordinate per giocare a calcio, Gasperini li comprimeva al limite per l'avversario. Sfinendolo.
La miscela è stata talmente di successo da contaminare, ovunque, i principi di non possesso delle squadre che ormai sempre più spesso, chi più chi meno, si rifacevano a duelli o pressioni offensive con riferimenti sull'uomo. Nel frattempo, però, come in ogni ciclo del calcio, la domanda sempre più ingombrante accumulava il lavoro di più ricercatori. Oggi, per spirito di sopravvivenza, squadre e giocatori hanno dovuto imparare a vivere e agire sotto pressione, in spazi ristretti e fuori dalla loro dimora abituale. Nell'ambiente in cui li ha spinti, per primo, Gasperini. Così nasce Como-Roma, in cui si sono sommate una serie di complessità a cui, ora, sarà il sistema difensivo con riferimenti sull'uomo a doversi riadattare.
Disclaimer: l'analisi comprende momenti raccolti fino al 64', fino a quando è stata una partita pari, almeno nei numeri a disposizione, prima dunque che elementi esterni la compromettessero.
Un paio di dati aiutano a certificare gli anticorpi che ormai le squadre hanno dovuto sviluppare per sopravvivere ai tempi moderni del calcio: il Como, solitamente, ha l'87% di passaggi riusciti, nel primo tempo di domenica, quello dunque giocato interamente ad armi pari, il tasso è rimasto praticamente lo stesso, 86%. Mostrando come, ormai, le squadre che per natura vogliono il pallone, abbiano imparato a gestirlo in contesti simili. Con combinazioni strette e utilizzando principi come terzo (e quarto) uomo, come quella immediatamente successiva al rigore siglato da Malen. Da uno smarcamento incontro di Nico Paz, che porta via Mancini, si apre la fessura interna per una combinazione tramite Baturina che porterà il Como in un attacco in superiorità numerica (3v2), poi sventato.
La pressione offensiva aumentata ha inevitabilmente spinto l'indice di verticalità delle squadre. A volte, questo, spinge il calcio al confine del rugby, come dirà Gasperini dopo il confronto in Europa con Italiano. Quelle giocate dirette, però, ora vengono apparecchiate anche a piacimento, grazie a una mobilità notevolmente accresciuta. È quanto provava a fare il Como col duello tra Ramon (196 centimetri) e Wesley (178). Col pallone tra i piedi di Butez, su cui la Roma si mostrava timorosa ad uscire in pressione, Mancini ed Hermoso venivano attratti verso il pallone dai movimenti di Nico Paz e Caqueret. Svuotando così il comparto difensivo, quella zona diventava l'ambiente ideale, per Fabregas, in cui giocarsi il duello aereo dove aveva maggior vantaggio di centimetri.
Nelle avvertenze di un manuale difensivo come quello di Gasperini c'è la possibilità, ricorrente nella stagione romanista, di concedere occasioni ad alto rischio visto il grado di sensibilità dell'intero sistema. Ma quelle ondate di pressione continua riducono notevolmente le possibilità di avanzate avversarie. Pochi tiri concessi ma pericolosi, su cui spesso è scattato il salvavita di Svilar a tenere in piedi l'organismo.
In generale, però, la Roma è tra le 3 squadre in Serie A che concedono meno passaggi e meno tocchi all'interno della propria area di rigore. Domenica, invece, il Como ha potuto toccare addirittura 35 volte, il dato più alto in stagione, il pallone nella zona calda romanista, sintomo di quanto riuscisse a scardinare il sistema difensivo di Gasperini. La scelta iniziale di Fabregas, con Caqueret, Nico Paz e Baturina come vertici offensivi rispondeva alla necessità, contro squadre che hanno riferimenti a uomo, di saper ricevere e "aprire" palloni sotto pressione.
Se non puoi farlo fisicamente, con giocatori che per stazza sappiano far da scudo alla marcatura avversaria e ripulire così il pallone, servirà l'agilità di movimenti preparatori, quei contromovimenti
spesso visti domenica sera da chi doveva ricevere il pallone, e controlli che disarcionino l'aderenza di quelle marcatura. Nel recupero del primo tempo è così che Baturina, con un controllo interno, si allenta da Ghilardi e i successivi movimenti di compensazione, con Nico Paz in basso e Caqueret con Sergi Roberto ad attaccare la profondità rovesciano la situazione. Sulla palla ormai aperta verso la porta romanista, infatti, i duelli in campo aperto diventano difficili da sostenere per Mancini e soci.
L'abilità in possesso del Como è stato anche lo strumento con cui ha reso praticamente innocua la Roma, togliendole la principale forma d'alimentazione: le transizioni dopo una delle tipiche riconquiste o una seconda palla guadagnata. Escludendo il valore del rigore calciato da Malen, infatti, alla Roma resta appena lo 0,01 di XG prodotti: raccolti su un tiro, a metà primo tempo, dal limite dell'area di Cristante con 9 giocatori del Como all'interno dell'area di rigore.

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