Post Match - Cambiare per rimanere se stessi

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martedì, 19 maggio 2026 alle 19:38
pmderu
LR24 () - Molto spesso ha subìto la necessità, o la pigrizia, di sintesi nel raccontare il calcio. "", "", sono alcune delle locuzioni scelte per striminzire il modo tipico di difendere dell'allenatore che, negli anni, ha spostato dalla sua parte la tendenza della Serie A e di parte dell'Europa. Certo, i riferimenti sull'uomo e la ricerca di parità numeriche sono presenti. Ma hanno tratti cangianti, oltre che nel modo di gestire o agganciare quelle marcature, anche nell'assegnazione di quei riferimenti. Lo si è visto nel , dove gli accoppiamenti iniziali si modificavano, in realtà, col passare del tempo, per esigenze strategiche, o in base all'altezza del campo. Il principio rimane universale, la sua attuazione deve adeguarsi al contesto.
Inizialmente, la Roma si ancorava al 4-3-3 di Sarri nel modo più "prevedibile": i quinti, Celik da un lato e Wesley dall'altro, arrivavano sui rispettivi terzini, Dybala, anche per limitarne il chilometraggio, si accoppiava con Malen sui centrali laziali, Pisilli pareggiava l'inferiorità numerica che Cristante ed El Aynaoui riscontravano con i 3 centrocampisti della Lazio. Questo portava Mancini ed Hermoso, i terzi di difesi, a dover scivolare fino all'ampiezza massima che occupavano gli esterni della Lazio, isolando anche il duello tra Ndicka e Dia. Proprio questo veniva utilizzato, più spesso, dalla squadra di Sarri per risalire il campo, con il numero 5 romanista che perdeva facilmente aderenza dal proprio riferimento.
Dopo qualche corsa indietro registrata dai giallorossi nel primo quarto di gara, già a metà primo tempo ecco la modifica: adesso è più spesso El Aynaoui a cambiare il proprio percorso, sganciando Taylor e finendo su Tavares, allo stesso modo Pisilli mollava Basic per arrivare su Marusic dall'altra parte. Con questo meccanismo, erano i quinti a prendere in cura gli esterni offensivi di Sarri e, di conseguenza, Mancini prima, poi Celik dopo l'uscita di Ndicka, ed Hermoso rompevano per accorciare sulle mezzali laziali, Taylor e Basic. Una struttura che permetteva alla Roma di essere più impermeabile, soprattutto sulle verticalizzazioni.
Cambiano le soluzioni, cambiano anche le problematiche. A quel punto, infatti, la Roma proteggeva meglio gli accessi centrali ma, "uscendo" dal centro con le mezzali, lasciava più giocabile
un'eventuale giocata in catena, dal terzino all'esterno di riferimento. Ed infatti i rari pruriti, praticamente mai scaturiti in pericoli, arrivavano da sovrapposizioni interne di Tavares. Qui la tendenza della Roma a seguire il proprio riferimento provocava qualche difficoltà nel gestire una situazione in cui, secondo la letteratura di Coverciano, si consiglia il cambio della marcatura. In sostanza, El Aynaoui che accorciava su Tavares, invece di seguire la corsa lunga del terzino, avrebbe dovuto contrastare Noslin, lasciando a Celik o Rensch il duello con il portoghese ormai lanciato. Un modo di gestire la "superiorità dinamica" che la sovrapposizione genera. Spesso, invece, la Roma tende a mantenere il duello finché possibile o, quando l'ha fatto come qui sotto, il cambio di marcatura non era adeguatamente reattivo così da lasciare modo, spazio e tempo alla combinazione avversaria.

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