Topi, piccioni e regole violate: gli stadi improbabili della serie A

La penna degli Altri
sabato, 03 ottobre 2015 alle 13:55
stadio olimpico esterno alto
LA REPUBBLICA (M. MENSURATI / M. PINCI) - Andrà a finire che i tifosi allo stadio li riporteranno i falconieri, se faranno per bene il loro lavoro contro i piccioni che, ogni domenica, con un gesto quasi simbolico, bersagliano di guano i pochi appassionati che ancora resistono alla tentazione di guardare le partite dal divano di casa. Ma fino a quel giorno il calcio italiano appare destinato ad assistere inerme a questa lenta agonica emorragia di tifosi dagli spalti.
Il dato è netto: negli ultimi cinque anni un milione di spettatori della serie A si è arreso. Buona parte della colpa è degli impianti. Strutture vecchie in media poco meno di settant’anni e che non registrano più del 58 per cento di affluenza ogni domenica, penultimo posto dietro la Francia tra i grandi campionati europei con appena 22mila anime a partita.
«Il problema - spiega Carlo Longhi, ex arbitro che di stadi si occupa per conto di Figc e Lega - è che la gran parte di queste strutture è di proprietà dei comuni, e le società per spostare anche solo un armadietto devono passare attraverso lungaggini burocrtiche, senza considerare che la manutenzione di questi impianti è molto costosa, è un investimento. Il pubblico non ce la fa, al privato non conviene».
Di fronte a questa situazione, i club di serie A hanno reagito con due strategie. La prima è quella attuata dalla Juve (e sognata dalla Roma): costruirsi da zero uno stadio proprio e provare a sfruttarlo al meglio. La seconda, quella più battuta, è anche quella sulla quale ha ripiegato il Milan dopo aver deposto il progetto del nuovo stadio al Portello: ristrutturare. Che sembra facile, ma non lo è. Perché bisogna intervenire con capitali privati su beni pubblici, come spiega Longhi. Ed è così che nascono situazioni antipatiche, come quella esplosa qualche giorno fa quando Aurelio De Laurentiis, che un progetto per Napoli ce l’avrebbe pure, ha sbottato: «Il San Paolo è un cesso». Espressione brutale a parte, il concetto è abbastanza preciso. A cominciare proprio dalle condizioni dei servizi igienici: dal piano interrato dello stadio piovono torrette di escrementi, che si sono trasformate in ristori per i topi. Le toilette sono perennemente in manutenzione, inservibili, al punto che nelle gare Uefa per ottenere la deroga si tampona la situazione con bagni chimici. Fino a giugno il San Paolo era pure a rischio fiamme, almeno sulla carta: mancava la certificazione di prevenzione incendi. Per dieci anni (anche) per questo la commissione di vigilanza ha negato l’agibilità (provvedeva il comune a fornirla). Interventi strutturali mancano dai lavori per i Mondiali del Novanta, intanto pezzi di intonaco si staccano con cadenza quotidiana e si provvede al massimo con piccole riparazioni. Persino i seggiolini, per 3 centimetri, non sono a norma.
«Deroga»: è questa la parola chiave dell’impiantistica sportiva italiana. Il miracolo di un campionato che riesce a disputarsi a dispetto di ogni violazione, si compie in nome di questo concetto molto pilastro. «Che non è di per sé qualcosa di negativo - spiega ancora Longhi - perché ogni deroga viene sempre accompagnata da “misure compensative”. Ad esempio si può derogare dalle barriere di 220 centimetri aumentando gli steward». Negative o compensate che siano, quasi tutti i grandi stadi italiani si appoggiano alle deroghe: persino l’Olimpico, l’unico “a cinque stelle Uefa”, è stabilmente in deroga per consentire ai mezzi di soccorso, ambulanze e pompieri, di sostare nel tunnel sotto le tribune: nel ’90 sbagliarono le misure dell’altezza.
Non deroga, non ufficialmente, almeno, il Frosinone, nonostante i suoi appena 10mila posti e le curve fatte di tubi d’acciaio. «Ogni domenica mi tremano i polsi»
, confessa il Prefetto, condannato alla cardiopatia da una legge del 2005, che dispensa il Matusa dal mettersi a norma, per un anno, grazie alla condizione di neopromossa del Frosinone. Tra una deroga e un’altra, sognano un futuro diverso per il Castellani i tifosi di Empoli: 18mila spettatori la capienza, duemila in meno del minimo previsto. Ma il vero problema è quello - in comune con altri stadi italiani - dei piccioni. Inderogabile. In attesa dei falconieri.

APPENA ARRIVATO

753513276_18609318073037660_3636421938996029542_n (1)

Ndicka: "Mai ho pensato di andare via. A Udine ho avuto paura. Pellegrini? Lo aspettiamo a braccia aperte"

ago 06, 12:26

FORZAROMA.INFO - Dal ritiro in Galles ha parlato anche Ndicka. Il difensore si è concentrato soprattutto sulla questione mercato: "Non posso controllare le voci che escono - dice - ma non ho mai pensa...

dybala pellegrini

Calciomercato Roma: vicinissimo l'accordo per il rinnovo di Pellegrini

ago 06, 12:12

Secondo quanto riportato, Lorenzo Pellegrini sarebbe vicinissimo all'accordo con la Roma per il rinnovo contrattuale. Il centrocampista, che si sta allenando da solo e che nello spazio di una settiman...

Fofana

Calciomercato Roma: dopo Nusa c'è Fofana. Non esiste un terzo nome

ago 06, 11:42

Dopo aver preso Molina, la Roma vuole provare fino in fondo per Nusa del Lipsia. In seconda battuta c'è solamente Fofana del Lione. Non esiste un terzo nome, in questo momento, dentro l'agenda di D'Am...

Gasperini

Gasperini stasera ospite a Speciale Calciomercato

ago 06, 11:29

L'allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini, questa sera, 6 agosto, sarà ospite alle 23 a Sky Sport all'interno del programma Speciale Calciomercato. Direttamente dal ritiro in Galles, Gasp si colle...

Foto

Loading