LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Quella terribile certezza di non avere più potere, soldi, e men che neno la mentalità per accettare la nuova condizione e magari ripartire.
L'Italia del calcio, quella che parla di Guardiola ma al massimo può permettersi Pirlo, l'amico degli amici che contano. Con tanti saluti a chi caldeggia ruoli dirigenziali chiave per gli ex campioni nostrani (se Maldini pensa a Pirlo, siamo messi malissimo). Una povertà di potere, politica e finanziaria del calcio italiano che si riverbera sui club, tutti già alle prese con difficoltà e figuracce a mercato aperto. Milan compreso, che compra e strapaga perché crea alleanza con Jorge Mendes, del tipo "tu ci vendi Leao e noi intanto ungiamo le ruote ipervalutando Ramos". Per il resto, Spalletti fra il tatuaggio del Napoli da nascondere e una rosa che al momento non prevede manco il portiere titolare, già sembra sull'orlo dell'ennesima crisi di nervi.
Ora i titoloni sono per Celik, "strappato" alla Roma. Un tempo ci si contendeva Boniek sull'asse Roma-Torino. Un tempo la Juventus "rapiva" il Capello calciatore. Ora l'oggetto del contendere è Celik. Guerra tra poveri e non roba da ricchi. Il Napoli spera che Allegri sappia cuocere una minestra corroborante, perché l'imperativo è vendere. L'Inter, dopo la doppia beffa subita per Palestra e Paz, ha fatto i conti pure col no del Coni per il terzino del Saint Gilloise. La Lazio a oggi ha una rosa da salvezza tirata per i capelli. La Roma ci prova, con la grande anomalia poco concepibile della necessità di presenza di uno dei Friedkin per chiudere le operazioni. Di buono c'è che si stanno seguendo le indicazioni di Gasperini, dopo un anno passato su due piani paralleli, quello del tecnico, e quello direttore sportivo, ex, che andava per conto suo alle trattative e difficilmente riusciva a chiuderle, a parte il "capolavoro" Robinio Vaz.
Greenwood e Garnacho, Summerville e Moreira. Si parla di esterni. Solo di esterni. Ed è giusto così. Anche se, in fondo in fondo, persino il tifoso più plasmato (o plagiato) dall'era Pallotta, quando vendere era diventato motivo di vanto, spera che non parta alcun pezzo da novanta. Pur sapendo che dietro l'angolo c'è sempre un'inglese pronta a irrompere sulla scena, per esempio, per Koné. Perché comandano i ricchi. Persino i nuovi ricchi, che risiedono in Turchia. Per le italiano, le briciole, per club che sempre di più hanno in organigramma dirigenti con poco talento che sempre più raramente portano calciatori giovani che un giorno diventeranno campioni. Ci si affida agli intermediari. Ci si lega mani e piedi agli agenti. Una tristezza infinita per un calcio povero che continua però a credersi ricco e potente, accompagnato in modo ruffiano dai media nazionali imbarazzanti, che si indignano se Palestra preferisce Londra e il Chelsea alla Madunina di Milano.