Il caso razzismo con i marocchini suona sinistro

La penna degli Altri
benatia mitraglia semi frontale
GASPORT (S. VERNAZZA) - Il Casablanca va in campo, ma quattro club si ammutinano. Centro sportivo Buscherini di Forlì, campionato Uisp della Romagna, categoria Eccellenza: il Casablanca, squadra di tutti marocchini che voleva ritirarsi perché vittima di razzismo, gioca e perde 0-1 contro il Castelnuovo Meldola. Le maglie nere con la scritta «No al razzismo», la bandiera marocchina rosso-stellata e la preghiera ad Allah prima del calcio d’inizio, con citazioni di versetti del Corano. La partita è lo sfondo, la cornice del quadro che sarebbe questa piccola storia ignobile. Più si entra nei particolari e più si intuisce che non ci saranno vincitori. A bordo campo fa discutere la protesta di quattro società del torneo: Juventinità, Polis, Leoncelli e Bertinoro hanno deciso di fermarsi per protesta, non accettano di passare per razzisti. Perderanno a tavolino le rispettive gare saltate e puntano tutto sul faccia a faccia coi marocchini, domani nella locale sede dell’Uisp: «Ci dobbiamo chiarire da uomini».
Doppia versione Una settimana fa, in Casablanca-Juventinità, c’è stato un episodio di razzismo, ma non tutti i protagonisti lo raccontano allo stesso modo. I marocchini affermano che un giocatore della Juventinità a fine primo tempo avrebbe detto a uno di loro: «Questa è casa mia e tu torna a casa tua» e aggiungono che all’andata subirono offese peggiori. Giuseppe Giletto Lazzaro, dirigente dell’Uisp, ha parlato con l’arbitro e aggiunge un tassello: «Alla fine del primo tempo ci sono state scintille e uno dei marocchini ha detto a un avversario: “Calmatevi, qui siamo a casa nostra”. Si riferiva al fatto che il Casablanca per calendario giocava in casa. Al che l’italiano ha replicato: “Casa vostra? Questa è casa mia, sei tu che sei ospite”. Poi il giocatore della Juventinità si è scusato». Il presidente del Casablanca, Farouk Rahel, operaio in una fabbrica di divani e da 13 anni in Italia, va oltre le sfumature: «E’ stato soltanto l’ultimo episodio di una lunga serie. Siamo da tre anni in questo campionato e ne ho sentite di tutti i colori. Ci urlano: “Siete degli animali”, “Salite sui camm e l l i ” ; “Prendete il gommone e ritornate in M a r o c c o ” , “Marocchini di merda”. A dirci queste cose sono persone del pubblico e calciatori avversari». Con ogni probabilità il giudice dell’Uisp decreterà la sconfitta per 0-3 del Casablanca nella gara «incriminata », perché pare proprio che i marocchini abbiano schierato un ragazzo squalificato. Rahel nega l’irregolarità, ma l’Uisp la conferma. Voci di popolo sussurrano che nel Casablanca ci siano stati tesseramenti «allegri» e che alcuni giocatori non siano a posto coi permessi di soggiorno. «Il 60 per cento dei nostri calciatori è disoccupato «, ammette Rahel.
Contraddizioni La Juventinità, club accusato dell’ultimo presunto episodio di razzismo, fa riferimento a un’associazione di tifosi juventini a Forlimpopoli. Caso vuole che il presidente sia un consigliere comunale di Sel, il partito di Nichi Vendola, e che l’allenatore sia un sindacalista della Fiom, l’ala dura e metalmeccanica della Cgil. Comunisti e razzisti? Ossimoro, contraddizione in termini. Giorgio Bonoli, presidente del club e consigliere comunale di Sel, 59 anni, operaio in una ditta di ceramiche, il giorno del misfatto non c’era: «Ero in Africa, nel deserto tra Sudan e Egitto, impegnato in un progetto a sostegno di un gruppo di beduini ». E l’allenatore della Juventinità, Gabriele Severi, lavoratore delle industrie Marcegaglia e delegato Fiom, in questi giorni è impegnato nei presidi contro la chiusura dello stabilimento Electrolux di Forlì. Che intreccio bestiale, che beffa colossale. I calciatori di una formazione che dovrebbe essere «equa e solidale» per definizione coinvolti in una storiaccia simile. «Calma – dice Bonoli il presidente -, non affrettiamo le sentenze e non criminalizziamo nessuno. Appuriamo i fatti. Se saranno accertate responsabilità, prenderemo provvedimenti». Di primo acchito il Casablanca discriminato sembrava disegnato apposta per un’incursione della Nazionale di Cesare Prandelli: gli azzurri in allenamento al Buscherini contro il razzismo. Il c.t. però prende tempo, bisogna che la polvere si depositi per vederci più chiaro. I marocchini di Forlì sono delusi dai calciatori di Serie A originari del Marocco: «Benatia, Taarabt e El Khaddouri potevano mandarci messaggi di solidarietà, ma non si sono fatti vivi», sospirano con la tristezza negli occhi.

APPENA ARRIVATO

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