Roma a metà ma il punto pesa

La penna degli Altri
di Matteo Esposito
gol
Non è mai da disprezzare un punto a Istanbul, dipende però dai punti di vista. Poteva essere un debutto da tre punti, alla fine l'1-1 va più che bene. Primo tempo da vincere, ripresa preoccupante, con una Roma passiva, lontana da quella devastante del campionato e anche da quella in controllo, e in vantaggio, qui in Champions con il gran tiro di Cristante da fuori. Giallorossi avanti meritatamente, dopo aver fatto sfogare il Fenerbahce nella sua bolgia di fischi organizzati e tifo assordante. Giallorossi sotto per tutta la ripresa, salvati dal solito grande Svilar, da una traversa di Aké e infilati dal difensore Brown su amnesia difensiva che coinvolge Mancini ma non solo lui. Un abito double face da dismettere il prima possibile. Il pari salva classifica e morale, ma si porta appresso qualche riflessione meno entusiasmante. È la Champions D'altra parte, mantenere l'andatura delle prime tre giornate di campionato non era facile e la Champions, non ce ne accorgiamo ora, viaggia a ritmi diversi. Inter e Napoli hanno pagato lo sbilancio contro due big. Il Fenerbahce non è il Real Madrid né l'Arsenal, ma nella sua tana moltiplica a dismisura le forze. Sarebbe stato meglio affrontarlo all'Olimpico: perché, diciamola tutta, non è superiore alla Roma. Solo che nel secondo tempo i giallorossi subiscono e basta. Gasperini l'europeo, quello dell'Atalanta sempre a mille e sempre faccia alla porta, si ferma ai primi quarantacinque minuti.
Primo tempo ok I giallorossi vincono la sfida sul piano tattico per un tempo, con un 3-4-1-2 compatto e dal tridente mobilissimo e spiazzante per la difesa turca: Dybala più largo a destra, Malen che attacca la sinistra, per poi accentrarsi e Soulé un po' arretrato e centrale, volenteroso ma meno a suo agio perché senza la fascia, per lui, non è la stessa cosa. […] Roma alta e, quando in pressione, spesso dominante sulle palle contese. Ritmi non forsennati ma controllo del pallone e linea che si alza progressivamente, sbarrando le strade ad eventuali ripartenze. Soltanto uno fa male, Greenwood, il migliore del Fenerbahce con i suoi scatti brucianti e diretti in porta. Si capisce perché Roma e Juve gli avevano fatto la corte. Ma l'inglese spesso lascia l'ala destra del 4-3-3 di mister Kartal per dare una mano alla difesa: chiave tattica di sicuro, ma anche spreco di munizioni offensive. […] Subito gol Che però il vento sia cambiato si capisce subito al rientro. Tre minuti e Koné, che fin lì suscitava giudizi più che lusinghieri sulla sua regia a tutto campo, prepotente, recuperi e strappi, si addormenta. Mancini fa peggio con un'uscita avventata. E ancora lui, Greenwood, infila per Brown, terzino sinistro in posizione di centravanti solitario: l'unica occasione in cui Svilar non può opporsi. Poco dopo lo stesso Koné chiede il cambio, qualcosa non va, entra Pisilli. Il Fenerbahce sfiora il raddoppio più volte: Muriqi, Greenwood, Akturkoglu, ma Svilar è insuperabile. Le sostituzioni danno vigore ai turchi: il guerriero Mercan a centrocampo affianca Ismail, dominatore davanti alla difesa, e Kanté che corre quasi come dieci anni fa. Alla mezzora entra anche Lukaku e basta il fisico per obbligare Ndicka al doppio lavoro.
Sofferenza finale Nella Roma solo Balerdi dà una bella mano dietro. Malen male Mora: Soulé doveva uscire, ma al suo posto il portoghese è etereo. Qualche dubbio lo insinua l'uscita di Malen per De Roon, cambio protettivo ma rischioso psicologicamente nel finale: vuol dire che Gasp non si faceva più illusioni. Dell'olandese, l'unica vera occasione della ripresa, la botta respinta poco prima che la traversa neghi ad Aké un 2-1 che poteva benissimo starci. Non il massimo, ora che comincia una striscia da non sottovalutare tra Torino, Inter, Como e Real Madrid, con in mezzo la Nazionale. La vera Roma è la prima o la seconda?
(Gasport)

APPENA ARRIVATO

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