Il giallo, il rosso e il grigio

In The Box
di zuma
mercoledì, 08 novembre 2017 alle 21:21
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LR24 (MIRKO BUSSI ) - C'è scritto su Internet che l’occhio umano può distinguere ben 16 tonalità di grigio. Chissà se altrove, di certo non qui. Qui c'è il giallo oro, o il rosso sangue. Una disfunzione genetica: quel presidente, quell’allenatore, quel gruppo, quel giocatore per brevi attimi sarà portato in spalla come il migliore mai visto comparire ai piedi di Monte Mario, per poi venir gettato dalla coscienza collettiva, coi piedi piombati e le mani legate, all’interno del Tevere. "M'avete preso un coglione!". "No, sei un eroe!".
Chi viene in aiuto da fuori, inevitabilmente, consiglia: "Trovate il grigio". Perché "non è possibile che dopo una vittoria il campionato sia già vinto e che dopo la sconfitta col Napoli si sia da quarto posto" diceva Monchi, immaginiamo mentre scuoteva incredulo il capo, davanti al giornalista della Gazzetta dello Sport una settimana fa. Chissà se il maglioncino grigio sfoggiato da Totti a Firenze fosse un messaggio subliminale da spedire al popolo.
E allora, compiti per la sosta delle Nazionale: trovare 3 grigi.
Svolgimento:
GRIGIO 1 – Le aspettative sulla stagione. Gli oroscopi estivi avevano messo la fortuna in mano a quelli nati sotto il segno della zebra o del ciuccio, poi le promesse economiche di Inter e Milan avevano oscurato ulteriormente i buoni propositi della Roma. La sconfitta con l’Inter sembrava dover validare i “Branko” del calcio, ora il 2-4 di Firenze e il potenziale -2 dal primo posto non sistemano la Roma al pari di Juventus e Napoli, forti di una coscienza e conoscenza collettiva consolidata dal percorso comune intrapreso da più tempo rispetto alle altre. In Champions League, dove si sono aperti gli occhi dopo l’impatto con l’Atletico Madrid e ci si è scoperti miracolosamente ancora in vita, il tempo intermedio non può stravolgere la realtà: nel maggio del 2018, la finale di Champions League scorrerà comunque davanti ai nostri occhi di consueti spettatori neutrali.
GRIGIO 2 – Eusebio Di Francesco. Quando entrò in classe per la prima volta, tutti o quasi cercavano di trovargli nello sguardo e nel gesticolare qualcosa di riconducibile al mostro/maestro Zeman, con la stessa gravità con cui si cercano tracce di Isis nella cronologia di un attentatore. Di Francesco non era un fondamentalista pronto a farsi esplodere cosparso di 4-3-3 nella metà campo avversaria e ora non taglierà le leggi fisiche del mondo con un funambolico turnover. Il grigio: Di Francesco è un allenatore preparato che sta dimostrando di poter essere efficace anche in città, oltre che in provincia.
GRIGIO 3 – Gerson Santos da Silva. Il brasiliano è uno di quelli che era finito in fondo al Tevere e forse, come il Santamaria versione “Jeeg Robot”, ne è riuscito con superpoteri in grado progressivamente di renderlo utile e poi letale come nell’ultima apparizione. Gerson non sarà stato il colpo del secolo, nemmeno materiale per chiedere la revoca del tesserino a chi lo aveva scelto o selezionato, ed ora non assumerà magicamente le sembianze di Garrincha. Il grigio: la sua predisposizione e il contesto in cui si trova sono mutati fino a permettergli di rivelare le sue buone qualità.
E che dire di Under, colpevole di essere venuto dopo Uçan a 13 milioni, neanche fossero stati sottratti al fondo pensioni, poi "anvedi er turco" per un gol in amichevole, quindi ora nuovamente abbandonato tra le cose che non si mettono più. Con Gonalons, che causerà la disoccupazione di De Rossi e poi "ma chi l'ha ordinato il francese?", con Fazio che finirà in psicanalisi con Di Francesco e invece è ancora lì al centro della difesa, con Dzeko accolto a Fiumicino, poi diventato "cieco" in pochi mesi, con Alisson…No, Monchi capirà, ma Alisson non ha bisogno di grigi. Alisson è davvero il più forte di tutti.
@MirkoBussi - In The Box

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