Post Match - Perché Gasperini ha invertito Hermoso e Ndicka

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di zuma
martedì, 21 ottobre 2025 alle 9:33
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LR24 (MIRKO BUSSI ) - La lettura delle formazioni di Roma-Inter ha svelato le lunghe elucubrazioni che hanno accompagnato la vigilia di Gasperini. E probabilmente spiegano quanto l'allenatore romanista rispettasse l'avversario, al punto da mostrare un paio di assetti inediti. Più della scelta di Dybala come vertice offensivo, il riferimento è a Wesley, l'esterno in rosa più in grado di scendere in pista senza imbarazzi con Dumfries, e ancor di più alle posizioni di Ndicka ed Hermoso. Gasperini, infatti, decide di far traslocare Ndicka a destra e sistemare lo spagnolo sul centro-sinistra, a dispetto di quanto aveva fatto finora, utilizzandolo principalmente a piede contrario.
La domanda, generica, sulla valutazione del lavoro difensivo svolto, offre a Gasperini la possibilità di lasciare un indizio sul percorso mentale che l'ha portato a questa scelta: "Ndicka ed Hermoso sono due mancini, preferisco sia Hermoso ad uscire alto. Ci sono tanti destri che giocano a sinistra, noi avendo due sinistri su tre uno doveva per forza giocare a destra. Ma non c’entra niente con il gol".
Perché, allora, Hermoso sarebbe dovuto uscire alto? Per gli abbinamenti scelti nelle consuete pressioni con riferimenti sull'uomo. Infatti, la Roma pareggiava i tre difensori dell'Inter con i propri giocatori offensivi. Pellegrini, Dybala e Soulé si spartivano così Akanji, Acerbi e Bastoni. Koné era il delegato su Calhanoglu, Cristante avrebbe girato con la foto segnaletica di Mkhitharyan e Barella, dunque, rimaneva come "dispari". Serviva dunque un terzo di difesa, sul centro sinistra, che rompesse continuamente in avanti per andare ad accorciare sulla mezzala di destra di Chivu. Come si vede chiaramente dall'istantanea presa a metà primo tempo. A quel punto, Mancini e Ndicka sarebbero stati i responsabili dei duelli con Lautaro e Bonny. Con l'ivoriano considerato, presumibilmente, più dotato fisicamente per reggere l'urto e la verticalità dell'ex Parma, anche in rapporto alle caratteristiche tecniche e fisiche di Mancini o Hermoso.
Qui, inevitabilmente, l'Inter ha giocato per stuzzicare le scelte difensive di Gasperini. Barella, assecondando quella che è stata la sua evoluzione nel tempo, tendeva principalmente verso la propria costruzione che ad invadere il campo romanista. Questa scelta portava Hermoso a doversi allontanare sempre di più dal proprio habitat naturale. È chiaro già al 4', prima dello 0-1, come Barella funga da esca. Nella scena immortalata sopra è Mancini a prenderlo in consegna, seguendo il movimento del centrocampista dell'Inter fino a una decina di metri da Sommer, in possesso del pallone al limite dell'area. Quando Barella arriverà ad abbassare la sua posizione al lato del portiere nerazzurro, addirittura sotto la linea del pallone, allora Mancini batterà la ritirata preferendo una superiorità difensiva sull'ultima linea.
Sarà questa la sceneggiatura su cui poggerà il gol poi decisivo nella partita. Sulla costruzione alta dell'Inter, Barella si apre in ampiezza, al lato di Akanji in possesso. Il pallone è lasciato "aperto" da Pellegrini che non ha ancora alzato la pressione sul proprio riferimento, per questo Hermoso sceglie inizialmente di allentare la presa su Barella. Quando scatta il passaggio del difensore ex City in direzione del centrocampista, Hermoso abbandona i blocchi per uscire. Comportamento in linea con i dettami generali di Gasperini che, infatti, nel post partita approverà la scelta dello spagnolo. Inevitabilmente, in questo modo si concede un facile accesso diretto per la profondità, con Mancini orientato su Lautaro, posizionato tra le linee, e Ndicka chiamato a gestire Bonny.
Qui si apre l'altro capitolo decisivo dell'episodio: la scelta del centrale ivoriano su come proteggere quella profondità. Invece di seguirne il taglio, impegnandosi in un duello su 30-40 metri, Ndicka tenta di spegnere il pericolo con la soluzione meno dispendiosa ma anche più rischiosa, il fuorigioco. Senza avere la giusta coordinazione con Celik, inizialmente allineato, Ndicka, scegliendo il passo in avanti, si procura un forte ritardo nell'inseguimento che faciliterà poi la finalizzazione a Bonny.

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