E così Francesco Totti si è dato (anche) alla pallacanestro. È stato annunciato il suo ingresso nella Maxima Roma. L'incarico: advisor (carica già attribuita a Zlatan Ibrahimovic, Claudio Ranierj e Leonardo Nascimento de Araujo, in altre sedi e con esiti trapassati dalla storia). Avrà deleghe allo sviluppo della fan base e alle attività di corporate social responsability. In America direbbero: whatever. A Roma: si sa. Era prevedibile già quella sera del 28 maggio 2017, prima che le luci si spegnessero all'Olimpico, quando ancora il suo perimetro risplendeva ma intorno faceva buio, che fuori da quel rassicurante circuito ci sarebbe stato un percorso di inciampi. Si tralasci la vita privata, che è affar suo. Resta un labirinto di strade con uscita: un passaggio ajla Roma con aspettative, pretese e malintesi; un'agenzia di consulenza e scouting che poco ha inciso; una scuola calcio che ha dato lavoro agli avvocati; comparsate televisive; uno spot con Spalletti che si infilerebbe alla perfezione nelle pause pubblicitarie della fiction in cui l'allenatore era dipinto come un regicida; le partite di calciotto; quelle con la maglia dell'Operazione nostalgia legends; le apparizioni e la firma di comunicati delle leggende Fifa, in nome e per conto; i viaggi compensati a Mosca per promuovere l'evento di un portale russo di scommesse sportive (che se lo appunti il presidente Giovanni Malagò, gli venisse ìn mente di offrire anche a lui un ruolo in Nazionale). (...) C'è ancora tempo, ma il tempo può diventare un problema: non di Totti, di tutti. Il problema non è la seconda vita, quella è una finzione, un'alternativa in corsa parallela verso un disastro che almeno ha il pregio d'esser monumentale: è piuttosto la prima vita e mezza, quella che dalla prima non si stacca e ne rappresenta la pallida continuazione con altri, minori, mezzi. Nello stesso ambiente, con minori esiti e guadagni, con quella che l'economia della felicità defmirebbe "soddisfazione marginale decrescente". (...)
(La Repubblica)