Nella sessione estiva del calciomercato, terminata ieri, i 20 club della Serie A hanno concluso acquisizioni per oltre un miliardo di euro (secondo torneo in Europa, ma la Premier League ha oltrepassato i 3,5 miliardi), con un saldo negativo di circa 400 milioni.
Hanno realizzato le campagne più espansive le due grandi deluse della passata stagione, Juventus e Milan, che hanno speso più di 150 milioni ciascuna, il Como, chiamato a rinforzare l'organico in vista del debutto in Champions League (anche in questo caso gli esborsi hanno superato i150 milioni), la Roma che ha impegnato più di 100 milioni, trattenendo fino all'ultimo i big, e la Fiorentina. I Viola, che nelle ultime ore di trattative hanno formalizzato la cessione del centravanti Kean al Como per una quarantina di milioni, hanno rivoluzionato l'organico con spese intorno ai 150 milioni.
Naturalmente le cifre diffuse dai media e dai siti specializzati rappresentano stime ufficiose del costo dei cartellini e degli ingaggi. I valori effettivi delle operazioni di calciomercato non vengono comunicati, salvo che per le sempre più rare società quotate, e possono comunque differire a causa di bonus, pagamenti differiti e altre componenti contrattuali. C'è da dire, poi, che tanto in uscita che entrata è sempre più diffuso il ricorso al posticipo dell'effettività delle operazioni attraverso obblighi/diritti variamente condizionati che incidono non poco sulla valutazione economica/finanziaria delle campagne trasferimenti. [...]
A determinare le strategie di molte società sono state anche le valutazioni sulla compliance alle più stringenti regole del fair play finanziaria nazionale e soprattutto di quello targato Uefa. Le nuove norme Uefa sul deficit massimo ammissibile (60 milioni nel triennio) e sulla squad cost ratio (il rapporto al 70% tra ingaggi, ammortamenti, commissioni e ricavi) hanno spinto alcune società ad un mercato al risparmio (come nel caso del Napoli che ha dovuto far fronte al saldo di acquisti delle precedenti sessioni), e altre probabilmente ad accelerare determinati interventi, davanti al rischio di subire sanzionie/o limitazioni agli spazi di manovra sul mercato nei prossimi mesi (scenario che potrebbe materializzarsi ad esempio per Roma e Como). [...]
(Il Sole 24 Ore)