Un gruppo malato, mal costruito e mal guidato

La penna degli Altri
lunedì, 24 settembre 2018 alle 13:20
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IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) - Che cosa hanno fatto di male i tifosi della Roma per meritarsi tutto questo? Cinque giornate di campionato, cinque punti in classifica, uno soltanto di vantaggio sulla terzultima. La Roma non è in crisi: peggio, è addirittura andata oltre la crisi. La Roma non esiste più, dilaniata dagli errori della società sul mercato (in nome delle plusvalenze), dagli sbagli continui di un allenatore in immensa confusione, dalla pochezza di alcuni (troppi) presunti fuoriclasse e dalla luce ormai spenta di un paio di vecchi protagonisti. Una squadra malata, patologie complesse, e capace di farsi prendere a pallonate anche dal Bologna, zero reti all'attivo e solo un punto prima del faccia a faccia con i giallorossi.
È arrivato il momento, imprescindibile, di fare qualcosa: continuare a vivacchiare così non ha il minimo senso ed è un affronto verso i tifosi. Qualcuno non può, non deve più nascondersi, se lo facesse sarebbe un pavido nei confronti nella storia della società. Non può esserci un solo colpevole, certo, ma non può esserci neppure un solo innocente. La squadra non ha un senso logico, e questo chiama in causa chi l'ha costruita (male) e chi deve allenarla. Al resto pensano giocatori che vagano stancamente in mezzo al campo, quasi schifati di indossare quella maglia. Gente a cui, lo afferma la triste realtà, non interessa nulla vincere o perdere. Ognuno gioca (gioca?) per conto proprio, insultando la Roma, oltre che se stessi. Impossibile, ingiusto continuare a far finta di niente: servono fatti concreti, basta con le parole.

BASTA SCUSE - Serve prendere di petto la situazione e agire di conseguenza. A chi tocca, tocca. In giacca e cravatta, in tuta o con gli scarpini ai piedi. Chi non si è reso conto che la situazione è drammatica, chi continua a nascondersi e a trovare puerili giustificazioni per il nulla che sta producendo e/o che ha prodotto nel recente passato deve immediatamente assumersi concrete responsabilità.
A Trigoria servono uomini, prima che dirigenti, allenatori e giocatori. Serve responsabilità, a tutti i livelli. Basta con la presunzione di essere infallibili, giusti e intoccabili. Guardatevi allo specchio, fatevi un esame di coscienza vero, non bluffate con voi stessi o con i vostri contratti. Rispondete con i fatti, e non con le parole, a chi vi critica. Smettetela di dire che la colpa di tutto risiede fuori Trigoria. Se la Roma oggi offre un quadro desolante è colpa vostra, colpa di chi lavora a Boston, a Londra o al Bernardini. Negarlo sarebbe ancor più imbarazzante dei cinque punti in classifica.

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