Mollate l'osso

La penna degli Altri
mercoledì, 06 luglio 2011 alle 11:03
moratti203
IL ROMANISTA (S. ROMITA) - Se mastichi peyote prima di effettuare una gara di cento metri e ti scoprono, hai chiuso. Vince chi è dietro di te. Punto. Non ci sono altre questioni in ballo, non c’è da farsi le seghe se è un contentino o non lo è se te lo sei meritato o meno. Te lo
Te lo sei meritato in quanto non hai masticato peyote, ti sei messo a dieta e ti sei alzato tutte le mattine alle cinque per allenarti. Te lo meriti di essere considerato vincitore perchè sei stato onesto. Hai rispettato le regole. E hai creduto di giocare ad armi pari. Il fatto è, e sarà, che non ce lo daranno. Anche se siamo noi, i campioni dell’Italia 2006, siamo noi! Noi che non abbiamo mestato nel torbido, e che non abbiamo imbrogliato. Che cos’è questo atteggiamento vezzoso e riluttante per cui non si può incassare quello che è dovuto? Io lo voglio lo scudetto fregato con l’inganno. Perchè no? E anche un altro paio di quelli successivi che senza quell’imbroglio primordiale avremmo conquistato, 2008 su tutti. Diciamoci allora fuori dai denti che se non fosse andato in prescrizione (e sul giornale oggi vi diciamo con un’intervista che potrebbe anche non essere andato) quello dell’Inter sarebbe un reato che l’avrebbe spedita in serie B. Allora. A quei tempi. E forse anche oggi. Invece con un gran giro di saggi e grandi uomini da prima pagina, peraltro d’area, si arrivò a dare loro togliendolo alla "nefanda" Juve, uno scudetto rubato. E grazie a quelle vicende, si presero anche quello dell’anno successivo, insieme ai "nefandi" giocatori scippati alla Juventus che retrocedeva: Ibra e Veira.
Corretto? Tutto giusto? Dico cose non vere? Com’è che per la Juve si chiese allora addirittura la serie C e 100mila punti di penalizzazione, per poi arrivare alla B e a diversi punti col segno meno, e al Moratti lo si deve trattare con i guantini bianchi? Oggi tutti spingono, fra le righe e a mezza bocca, perchè il Massimo faccia il minimo. E cioè rimetta lui quel tricolore infangato in lavatrice. Invece di alterarsi, alzare la voce e dirsi indignato. Sarebbe un bel segnale, non tanto di dichiarata colpevolezza, quanti di amore per il calcio italiano, per la sua maglia, e per quelle degli altri. Non c’è molto altra da fare e da dire. Il calcio è la metafora della vita. Non è che battendo i piedi per terra irritati si riesce a scrollare il fango dalle scarpe. Talvolta si secca, e resta a vita sotto ai tacchetti.

APPENA ARRIVATO

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