Da «il mercato lo faccio io», alla presa di coscienza di non averlo fatto tutto, «ci manca qualcosa». E quel qualcosa, si sa, è l'esterno sinistro "fisico", che tanto Gasp ha cercato e desiderato, da un anno ormai. Tony D'Amico non si presenta nella sala stampa di Trigoria da dominatore assoluto, non pensa a vendere fumo o prendersi meriti che ha, o a nascondere quelli che non ha. E' onesto, chiaro, di poche parole. Ma fa capire come il mercato della Roma sia cambiato in corsa («questioni legate ai paletti del Ffp»), come certe trattative non si sono chiuse subito perché nel frattempo se ne portavano a casa altre. Il mercato è fatto di attimi e gennaio c'è la fase di riparazione. Koné non è partito solo perché «non sono arrivate offerte, ma su di lui è stato fatto solo un sondaggio e Gasp non ha minacciato le dimissioni, non ha dato l'aut aut». E un sondaggio a fine mercato è meglio che resti tale per non cadere in tentazioni: assecondare la partenza di Koné avrebbe messo a posto i bilanci ma non l'equilibrio della squadra e quello mentale di Gasperini. Quindi alla fine, va bene così. [...]
Tony sostiene che i suoi migliori acquisti siano stati i confermati della vecchia guardia, sui cui altri (Massara-Ranieri) avevano idee diverse: Pellegrini, Dybala, Mancini e Cristante. Nell'elenco c'era pure Celik che poi, «ad accordo trovato, ha scelto la Juve», le parole del ds. Capita. Poi è arrivato Molina, «che abbiamo chiuso mentre stavamo trattando Summer-ville e Castro». Quindi, ok per i due argentini, per l'olandese è stato perso l'attimo. Attimo che non bastava per Leweling, «avevamo l'accordo con il calciatore e con lo Stoccarda, ma poi lui stesso ha avuto un ripensamento». Che la Roma ha incassato senza più reagire. [...]
(Il Messaggero)