«Polvere da sparo sui due guanti. De Santis ha colpito indossandoli»

La penna degli Altri
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CORSPORT (A. CATAPANO) - Viale Tor di Quinto, pomeriggio del 3 maggio, Ciro Esposito è a terra, colpito dal proiettile di una Benelli 7.65. Morirà dopo 53 giorni di agonia. Poco più in là, prosegue l’inferno. Una scena del crimine affollata, in cui il presunto sparatore — l’ex ultrà romanista Daniele De Santis — e i suoi complici — almeno cinque, tutti indagati — vengono sopraffatti dalla furia vendicativa dei compagni dei tre tifosi napoletani appena feriti, oltre a Ciro, Alfonso Esposito e Gennaro Fioretti. Confusa, perché dopo gli spari decine e decine di ultrà napoletani entrano ed escono dalla scena, colpiscono ripetutamente De Santis, «scambiandosi» tracce di ogni genere (macchie di sangue, altro materiale biologico, polvere da sparo), e lasciando a terra indumenti, armi, oggetti contundenti. Perfino bagnata, perché i soccorritori del presunto sparatore — Donatella Baglivo e Ivan La Rosa — ricorrono ad un idrante o ad una pompa d’acqua per cercare di allontanare i vendicatori (e, racconteranno poi, raccolgono e nascondono la pistola, ma delle loro impronte non c’è traccia). Ecco perché gli accertamenti tecnici dei carabinieri del Racis, consegnati ieri al gip Giacomo Ebner nell’ambito dell’incidente probatorio (che ripartirà il 24 settembre), hanno richiesto tempo e forniscono alcune risposte inequivocabili e altre interpretabili.
Accusa e difesa Per i legali della famiglia Esposito, Sergio e Angelo Pisani e Damiano de Rosa, gli accertamenti
«chiariscono definitivamente che è stata la mano di De Santis a impugnare la pistola e a sparare uccidendo Ciro», che poi è la tesi dei pm Albamonte e Di Maio. Per gli avvocati difensori Michele D’Urso e Tommaso Politi, invece, «stiamo assistendo ad una manipolazione della realtà: le particelle di polvere da sparo trovate sugli indumenti di De Santis sono state trovate anche su quelli di altri soggetti, e questo dimostra solo che era sul luogo dei fatti», mentre oggi resta ricoverato nell’ospedale Belcolle di Viterbo, ancora alle prese con una violenta infezione che rischia di fargli perdere la gamba.
Elementi inequivocabili Sono almeno due negli accertamenti del Racis. Il primo: a sparare è stata solo la Benelli 7.65 (con cui sono compatibili tutti i bossoli rinvenuti sulla scena e i proiettili estratti dai feriti) impugnata da De Santis e, successivamente, dai suoi assalitori. «Dalle tracce biologiche miste costituite da sangue ed altro materiale biologico — si legge nella perizia dei carabinieri — sono stati estrapolati profili genetici riferibili a più soggetti, in cui appaiono nettamente maggioritari, e quindi chiaramente individuabili, quelli dell’indagato De Santis ».
Ma anche tracce di sangue di Alfonso Esposito, elemento che conferma l’ipotesi dei pm, secondo cui dopo essere stato ferito lievemente alla mano, Esposito sarebbe tornato sulla scena, impossessandosi della pistola e colpendo De Santis. Il secondo elemento, invece, tira in ballo l’utilizzo dei guanti. La perizia del Racis conferma che l’indagato li indossava al momento della sparatoria, e infatti su quei guanti «sono state trovate tracce univoche e compatibili con polvere da sparo (non altrettanto univoche quelle sulle mani, ndr)», mentre solo all’interno di uno dei due sono state rilevate tracce del dna di De Santis. Il quale, aggiungono gli accertamenti tecnici, ha sparato «a distanza ravvicinata, tanto che particelle di polvere da sparo sono state trovate anche sugli indumenti dei tifosi napoletani rimasti feriti».

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